██████╗ ███████╗████████╗██╗██████╗ ███████╗██████╗ ██╗ █████╗
██╔══██╗██╔════╝╚══██╔══╝██║██╔══██╗██╔════╝██╔══██╗██║██╔══██╗
██████╔╝█████╗ ██║ ██║██████╔╝█████╗ ██║ ██║██║███████║
██╔══██╗██╔══╝ ██║ ██║██╔═══╝ ██╔══╝ ██║ ██║██║██╔══██║
██║ ██║███████╗ ██║ ██║██║ ███████╗██████╔╝██║██║ ██║
╚═╝ ╚═╝╚══════╝ ╚═╝ ╚═╝╚═╝ ╚══════╝╚═════╝ ╚═╝╚═╝ ╚═╝
- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b
¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯
Val Polcevera
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
top
La mwdgVal Polcevera (mwdwin ligure mweaPôçéivia, mweqmwegPonçéivia o mwewmwfaPurçêvea) è una delle principali mwfqvallate del mwfggenovesato: prende il nome dal mwfwtorrente Polcevera, uno dei due bacini fluviali che delimitano a ponente e a levante il nucleo storico della città di mwgaGenova e sfociano nel mwgqmar Ligure (l'altro è il mwggBisagno, che attraversa l'mwgwomonima valle).
Contents
• Geologia
• Storia
• Economia
• Valichi
• Strade
• Ferrovie
• Flora
• Fauna
• Vini
• Note
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
Origine del nome
La più antica denominazione conosciuta della valle è quella riportata nella mwhwTavola bronzea del 117 a.C. dove è citata come mwiaPorcoberacite-ref-persoglio-1-0[1],cite-ref-giustiniani-2-0[2] nome composto da due voci indoeuropee, il cui probabile significato sarebbe mwkqfiume portatore di mwkgtrote.cite-ref-toponomastica-3-0[3]cite-ref-4[4] La valle è citata da mwmwPlinio il vecchio come "Porcifera" nel III libro della mwnaNaturalis historia (77 d.C.)cite-ref-toponomastica-3-1[3]; nel latino medioevale è usato il termine "Pulcifera", mentre testi del mwoqXVII e mwogXVIII secolo riportano "Pozzevera", "Polzevera" o "Ponzevera"cite-ref-5[5]; dal mwpwXIX secolo è stabilizzato l'attuale toponimo.
Geografia
La Val Polcevera si sviluppa perpendicolarmente alla linea di costa a ponente di Genova; comprende i comuni di mwqwCampomorone, mwraCeranesi, mwrqMignanego, mwrgSant'Olcese e mwrwSerra Riccò e i quartieri genovesi (un tempo comuni autonomi) di mwsaPontedecimo, mwsqBolzaneto, mwsgRivarolo oltre che mwswSampierdarena e mwtaCornigliano, tra i quali sfocia il mwtqPolcevera.
La mappa mostra la posizione della valle rispetto all'area urbana di Genova, i principali centri urbani e il percorso del torrente con i suoi mwtwaffluenti.
Si è soliti suddividere la vallata in mwuqBassa Val Polcevera, che comprende il tratto da Pontedecimo alla foce, dal 1926 integrato nel comune di Genova, e mwugAlta Val Polcevera, comprendente le vallate dei principali affluenti.
Nella zona dello spartiacque ligure-padano compresa tra la mwwwColla di Praglia e il mwxaPasso della Bocchetta si trovano i monti mwxqLeco (1071 m) e mwxgTaccone, che con i suoi 1113 m è la cima più alta della valle. Nel tratto di spartiacque tra il Passo della Bocchetta e la mwxwCrocetta d'Orero, comprendente anche il mwyaPasso dei Giovi, l'altitudine dei rilievi non supera mai i 1000 m.
A levante e ponente la valle è delimitata dalle due dorsali che dallo spartiacque appenninico giungono al mare.
La dorsale a levante, che divide la Val Polcevera dal centro di mwywGenova e dalla mwzaVal Bisagno, è caratterizzata dalle mwzqMura seicentesca di Genova. Da mwzgSampierdarena si sale al quartiere collinare di mwzwBelvedere, dove era la mwaamwaqBatteria Belvedere, sulla cui struttura oggi si trova il campo sportivo Morgavi. Risalendo la collina da Belvedere nelle mura sono incorporati una serie di mwagforti: in successione si incontrano il mwawmwbaForte Crocetta, il mwbqmwbgForte Tenaglia, gli imponenti forti mwbwmwcaBegato e mwcqmwcgSperone, tutti collegati dalla cinta muraria che corre sulla cresta del monte. Sulle colline più a nord, fuori dalla cinta delle mura, si trovano i forti mwcwmwdaPuin, mwdqmwdgDue Fratelli e mwdwmweaDiamante.
La dorsale a ponente, che divide la Val Polcevera dalle valli dei torrenti mwegChiaravagna e mwewVarenna, risale da mwfaCornigliano la collina di mwfqCoronata, quindi, oltrepassato il basso valico di mwfgBorzoli, risale lungo i monti Rocca dei Corvi, Bric di Teiolo, Scarpino, Monte di Torbi, Proratado e Sejeu e raggiunge lo spartiacque appenninico alla mwfwColla di Praglia, lasciandosi alla destra il mwgaMonte Figogna, interamente compreso nella Val Polcevera, sul quale sorge il mwgqSantuario di N. S. della Guardia.
Geologia
La valle viene a trovarsi in corrispondenza della linea che, passando per la parte superiore del bacino del torrente Verde, congiunge mwhqSestri Ponente con mwhgVoltaggio (“Zona Sestri-Voltaggio”). Questa zona vede la sovrapposizione di tipologie di rocce e strutture tettoniche tipiche sia delle mwhwAlpi Occidentali, sia dell'Appennino nord-occidentale, e quindi, dal punto di vista geologico, costituisce il confine tra mwiaAlpi e mwiqAppennini (che invece i geografi collocano al mwigPasso di Cadibona).cite-ref-6[6] A ovest di questa linea predominano rocce mwjwofiolitiche cosiddette del mwkamwkqGruppo di Voltri, mentre a est si trovano depositi sedimentari tipici dell'Appennino, come le mwkgargilliti e i mwkwcalcari marnosi del mwlamonte Antola. E proprio nell'alta valle del torrente Verde, tra i mwlqPiani di Praglia e il mwlgPasso della Bocchetta, si alternano tipologie di rocce diverse, dalle mwlwdolomie della zona di Isoverde, al mwmaserpentino del monte Figogna, i metagabbri del monte Leco, l'mwmgoficalce di Pietralavezzara e le mwmwmarne di Gallaneto.
Questa linea di transizione non crea però una netta suddivisione tra le due strutture geologiche, ma un'alternanza di esse, che caratterizza il paesaggio di quest'area, dove è possibile osservare zone aspre e rocciose alternate ad altre con profili più dolci e livellati.cite-ref-alta-via-7-0[7]
Nella zona di Pietralavezzara, frazione di mwogCampomorone posta lungo la strada del mwowPasso della Bocchetta, gli affioramenti di mwpaoficalce formano un mwpqmarmo verde assai pregiato, denominato mwpgVerde Polcevera, estratto fin dal mwpwXVII secolo, molto utilizzato in passato per abbellire palazzi e chiese ed esportato anche all'estero.cite-ref-8[8]cite-ref-peirano-9-0[9]cite-ref-10[10]
Delle cave di Campomorone parla diffusamente il mwwgCasalis nel mwwwDizionario degli stati di S.M. il Re di Sardegna alla voce mwxaLarvego (antica denominazione del comune), descrivendo, sulla base della classificazione realizzata nel 1805 da Giuseppe Mojon, autore della mwxgDescrizione mineralogica della Liguria, i vari tipi di rocce che vi si estraevano, da quelle mwxwcalcaree utilizzate per produrre la mwyacalce, al mwyqgesso di Isoverdecite-ref-11[11], per finire con i pregiati marmi di Pietralavezzara:
«Marmo verde detto di Polcevera (oficalce),
serpentino
neroverdastro, irregolarmente attraversato da venule verdi di
talco
, e da una quantità di venule bianche di calce carbonata. Forma una grande massa nella parte superiore della pendice orientale del vallone detto Rivetta, presso il villaggio di Pietra Lavezzara: è suscettivo d'ottimo pulimento e di un bellissimo lucido; e contende coi marmi più appariscenti, variegati di tinte verdi. E ricercato dalle nazioni estere, e specialmente dai russi e dagli inglesi: nel
Genovesato
veggonsi molti lavori fatti con questo marmo.»
(Goffredo Casalis, Dizionario geografico, storico, statistico e commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna, vol. IX, 1841)
Storia
La storia della Valpolcevera è strettamente legata a quella di mw0qGenova, della quale ha sempre costituito uno dei naturali retroterra nonché la principale via di collegamento con l'entroterra e la mw0gpianura padana.
Dalla preistoria all'Impero romano
Non ci sono stati in Val Polcevera ritrovamenti riferibili alle epoche più antiche della mw1gpreistoria. I primi insediamenti di cui, in base ai manufatti rinvenuti, si ha una datazione certa, risalgono all'“mw1wetà del ferro”, che in mw2aLiguria si protrasse fino alla conquista romana (II secolo a.C.). I castellari delle prime popolazioni mw2qliguri sorgevano in posizioni dominanti sui versanti collinari medio-alti. Il più antico di questi insediamenti è quello di Monte Carlo, presso Isoverde, nel comune di mw2gCampomorone (IV secolo a.C.). Altri insediamenti (databili al III e II secolo a.C.) sono stati individuati a mw2wSan Cipriano e Campora di mw3aGeminiano, località situate lungo il percorso che già in epoca pre-romana costituiva il naturale collegamento tra la costa ligure e il mw3qPiemonte e che sarebbe poi divenuto il percorso della mw3gVia Postumia.
Intorno al 200 a.C. la mw4aLiguria, e con essa la Val Polcevera, divenne terreno di scontro fra mw4qRomani e mw4gCartaginesi e al termine della mw4wseconda guerra punica (218-201 a.C.) fu conquistata dai Romani.
Intorno alla metà del II secolo a.C. (149 a.C.), attraverso la Valpolcevera fu aperta la mw5qVia Postumia che da Genova conduceva oltre l'mw5gAppennino a mw5wLibarna (presso l'attuale mw6aSerravalle Scrivia).
Nel mw6g1506 nei pressi dell'attuale paese di Pedemonte di mw6wSerra Riccò avvenne casualmente un importante ritrovamento, che fornì molte informazioni riguardo alle popolazioni che abitavano la Valpolcevera in quel periodo storico e ai rapporti politici ed economici che le riguardavano. Si trattava di un'mw7aiscrizione in bronzo sulla quale è riportata una sentenza pronunciata dal mw7qSenato romano nel 117 a.C. per dirimere una controversia tra le popolazioni liguri dei Genuates e dei Veiturii Langenses, che abitavano l'alta Val Polcevera.
In età mw7wimperiale la Val Polcevera, insieme con Genova e tutta la Liguria, era parte della mw8amw8qRegio IX - Liguria, ma in questo periodo non si verificarono avvenimenti degni di nota; la Genova romana, e conseguentemente il suo immediato retroterra, lontana dalle principali vie di comunicazione, non rivestiva una particolare importanza economica e commerciale, anche se, almeno per un certo periodo, risentì degli effetti positivi della romanizzazione. Come in tutta la Liguria, per l'attrazione esercitata dalla vita urbana, i villaggi montani e di mezza costa furono abbandonati già in età augustea ma tornarono a popolarsi dal mw8gIII secolo, in conseguenza delle gravi difficoltà economiche originate dalla mw8wcrisi che interessò l'impero nel mw9aIII secolo. Come evidenziato da alcuni ritrovamenti archeologici, i nuovi coloni iniziarono la coltivazione di mw9qcastagno e mw9gsegale, cibi poveri ma adatti ai terreni montani, e abitavano in piccoli villaggi di case di legno posti nei ripiani di mezza costa, negli stessi luoghi dove già sorgevano gli insediamenti dei loro antenati dell'età del ferro.
Il Medioevo
Poche sono le notizie certe riguardanti l'mw-qAlto Medioevo (dal VI al IX secolo), nel quale si succedettero mw-gBizantini (dal 537), mw-wLongobardi (dal 641) e mw-aFranchi.
In seguito il territorio fu suddiviso in "mw-gMarche": la Val Polcevera fu inclusa nella mw-wMarca obertenga del mwaqaRegno d'Italia. Nel 952 Ido (o Guido) mwaqeCarmandino, governatore del Comitato genovese della Marca Obertenga, si insediò a Cremeno (presso l'attuale Bolzaneto) con il titolo di mwaqivisconte. Nei secoli successivi i suoi discendenti avrebbero avuto importanti incarichi nel governo della mwaqmRepubblica di Genova. Dai Carmandino discesero altre importanti famiglie patrizie genovesi, tra cui quella degli mwaqqSpinola.cite-ref-12[12]
Alla fine dell'mwaqoXI secolo, nel 1099, nasceva la mwaqsRepubblica di Genova L'economia della città era basata sui fiorenti traffici commerciali in tutto il Mediterraneo, nei quali erano particolarmente attivi i mercanti polceveraschi. In questo periodo molte personalità della valle ricoprirono importanti incarichi nelle istituzioni della mwaqwRepubblica di Genova (tra questi l'annalista mwaq0Caffaro di Caschifellone, nativo dell'Alta Valpolcevera, cita i nomi di Amico Brusco, Ansaldo di Brasile e Bonoamato di Morego).
Nel mwaq8XII secolo i Genovesi, per assicurarsi un corridoio di transito sicuro verso i valichi appenninici al riparo da mwarasignori feudali e briganti, occuparono tutta la Valpolcevera espandendosi oltre l'mwareAppennino fino a mwariVoltaggio e mwarmGavi. Il personaggio politico più importante della Val Polcevera in questo periodo è stato il mwarqDoge mwaruGiovanni da Murta.
I centri principali erano ancora i paesi sorti lungo le vie che collegavano Genova con la mwarcpianura padana percorrendo i crinali delle colline, mentre il fondovalle, quasi completamente occupato dall'alveo del mwargtorrente Polcevera e soggetto ad mwarkalluvioni causate dalle improvvise piene del torrente, era scarsamente abitato.
A partire dal mwarsXIII secolo ebbe inizio, per opera degli ordini religiosi, una prima colonizzazione del fondovalle. Grazie anche al contributo di ricche famiglie patrizie genovesi sorsero nuovi insediamenti monastici, talvolta con annesso “mwarwospitale” per malati, indigenti, mwar0pellegrini e viandanti. Nel giro di pochi decenni sorgono il mwar4convento mwar8francescano alla mwasaChiappetta mwaseBolzaneto (famiglia Lercari, 1291), quello mwasicertosino di mwasmS. Bartolomeo alla mwasqCertosa di Rivarolo (famiglia Dinegro, 1297), quello mwasubenedettino del mwasyBoschetto (famiglia Grimaldi, 1410), al confine tra Cornigliano e Rivarolo, e gli scomparsi ospitali di S. Biagio del Borghettocite-ref-13[13] (famiglia Leccavela, 1178) e di S. Margherita di Morigallo (mwassXII secolo)cite-ref-14[14],cite-ref-15[15] A questi più tardi si aggiunsero nel 1612 il convento mwatqfrancescano di N.S. della Misericordia a Rivarolo (convertito in mwatuospedale nell'Ottocento) e nel 1640 quello dei mwatyCappuccini a Pontedecimo.
Dal mwatgXIII al mwatkXV secolo a Genova avvennero continue lotte per il dominio della città tra le fazioni dette Rampini (mwatoGuelfi) e Mascherati (mwatsGhibellini). Cruenti scontri tra queste due fazioni avvennero nel 1318 e nel 1367, nel corso dei quali furono distrutti i castelli di mwatwPontedecimo, mwat0Sant'Olcese e mwat4Bolzaneto (quest'ultimo poi ricostruito nel 1380).
Nel mwauaXIV secolo tra le famiglie notabili originarie della valle emerse la storica mwauefamiglia Delle Piane, molti esponenti della quale ricoprirono importanti incarichi nel governo della Repubblica di Genova. Il nome della famiglia Delle Piane proviene dalle piane della val Polcevera.
Nel mwaumXV secolo vi furono continue sommosse e rivolte della popolazione della Valpolcevera. Nel 1440, nei pressi di mwauqSan Cipriano i contadini polceveraschi costrinsero alla fuga le truppe ghibelline comandate dal capitano mwauuBarnaba Adorno.
Il 29 agosto mwauc1490 sul mwaugMonte Figogna avvenne l'mwaukapparizione della mwauoMadonna della Guardia al contadino Benedetto Pareto. Il mwaussantuario costruito sul monte in memoria dell'avvenimento ha costituito da allora un importante punto di riferimento per i fedeli della Valpolcevera, e con il tempo è diventato il principale mwauwsantuario mariano della mwau0Liguria.
Dal Rinascimento al Settecento
A partire dal mwavyXV secolo nella valle si era fatta sempre più massiccia la presenza delle famiglie patrizie genovesi, che avevano costruito le loro residenze di villeggiatura, alle quali erano spesso associate tenute agricole, che per vari secoli hanno caratterizzato il paesaggio della vallata, legandone strettamente l'economia a quella della vicina città. Il fenomeno delle ville di campagna ebbe il suo culmine tra il mwavcSeicento e il mwavgSettecento.cite-ref-tci-16-0[16]
Dal mwav4XVI secolo la Valpolcevera fu teatro di numerosi scontri fra i difensori di Genova ed eserciti stranieri invasori. Nel mwav81507 il mwaware di Francia mwaweLuigi XII, sceso in Val Polcevera a capo di un poderoso esercito per riconquistare Genova (da dove i francesi erano stati cacciati due anni prima) alloggiò alla mwawibadia del Boschetto, come ricordato anche dal mwawmGuicciardini nella mwawqStoria d'Italiacite-ref-17[17]
Sebbene fuori dalle mura genovesi, come detto l'area era ben abitata già nel mwaworinascimento. Lo scrittore ed esploratore inglese mwawsFynes Moryson, in transito a piedi da Genova a Milano nel dicembre del 1594, ben rileva la densità abitativa nel suo passaggio per la valle:cite-ref-18[18]
«Il primo giorno, dopo pranzo, camminai da solo, sette miglia sino a Ponte Decimo, sulla riva d'un fiume fra montagne sassose, ma frequentemente abitate.»
Nel mwaxi1625 il mwaxmDuca di Savoia, mwaxqCarlo Emanuele I, con l'aiuto di truppe francesi, scese da mwaxuTorino per conquistare Genova. Nonostante la forte sproporzione tra le forze in campo, le truppe genovesi guidate da Stefano Spinola, con l'aiuto di volontari polceveraschi, affrontarono l'esercito piemontese nei pressi del Passo del Pertuso, mettendolo in fuga. Tre anni più tardi, in memoria dell'avvenimento, vicino al luogo della battaglia fu costruito il mwaxgSantuario di Nostra Signora della Vittoria.
Nel mwaxoSettecento la Repubblica di Genova, alleata della Francia, si trovò coinvolta nella mwaxsguerra di successione austriaca. La Valpolcevera nel mwaxw1746 fu occupata da un esercito austro-piemontese, al comando del generale mwax0Botta Adorno, che arrivò fino a Genova, da dove fu cacciato in seguito all'insurrezione popolare del 5 - 10 dicembre 1746, che prese avvio con il leggendario episodio del mwax4Balilla.
Gli storici del tempo riportano che durante questa guerra l'esercito occupante accampato nel letto asciutto del mwayaPolcevera, tra mwayeRivarolo e mwayiBolzaneto, il 6 settembre 1746 fu travolto da un'improvvisa mwaympiena del torrente, che distrusse molte masserizie e provocò la morte di numerosi soldati.cite-ref-19[19]
L'11 aprile mway01747 un altro esercito austriaco, al comando del conte di Schulenberg, ritentò di occupare nuovamente Genova. Gli invasori, scesi da nord attraverso i valichi appenninici, occuparono tutta la Valpolcevera, portando saccheggi e distruzioni, e strinsero d'mway8assedio Genova. Avvennero aspri combattimenti tra gli austriaci da una parte e volontari della Valpolcevera, (inquadrati in compagnie divise per mwazaparrocchie) e truppe regolari della Repubblica di Genova dall'altra. Il 19 luglio 1747 gli austriaci abbandonarono la Valpolcevera e furono definitivamente ricacciati oltre Appennino nel febbraio del mwaze1748, lasciando alle spalle una scia di morte e distruzione. Senza nulla togliere al valore dei resistenti polceveraschi, il ripiegamento degli austriaci dipese anche dalle alterne vicende della mwaziguerra, che ormai stava volgendo al termine senza vincitori né vinti.
A fare le spese di quel triste periodo furono soprattutto le località collinari, sia durante la prima avanzata delle armate austriache nel 1746, sia durante il lungo assedio ai confini della città nei primi mesi dell'anno successivo. Numerosi sono i resoconti sulle violenze e le distruzioni perpetrate dai soldati austriaci, assetati di bottino. Delle proteste della popolazione si fecero portavoce i parroci, le cui chiese erano state depredate e gravemente danneggiate. Dopo il ritiro delle truppe molti villaggi, distrutti e con la popolazione decimata vennero abbandonati (le cronache del tempo riportano che buona parte della popolazione della Valpolcevera morì per i combattimenti, ma soprattutto per le privazioni sofferte in quei tragici mesi). Il conseguente calo demografico ebbe effetti per tutto il mwazqXVIII secolo, e ci fu una ripresa solo all'inizio del mwazusecolo successivo.
Nel mwazc1796 avvenne la discesa di mwazgNapoleone in Italia: ancora una volta i valligiani polceveraschi, diffidenti verso le idee rivoluzionarie di cui i francesi erano portatori e che mettevano in discussione il loro consolidato attaccamento alle tradizioni, tentarono di resistere, ma nulla poterono contro il potentissimo esercito napoleonico; finì la plurisecolare storia della Repubblica di Genova che, ribattezzata “mwazkRepubblica Ligure”, finì sotto controllo francese.
L'Ottocento
Nel mwazw1800, durante la guerra tra la Francia e le potenze europee (Austria, Inghilterra, Russia e Prussia), Genova subì un duro assedio per mare e per terra da parte di austriaci e inglesi. Della difesa di Genova fu incaricato da Napoleone il generale francese mwaz0Andrea Massena, che resistette per oltre due mesi, durante i quali la città patì una terribile carestia, allo scopo di trattenere, in attesa di rinforzi, le truppe austriache. Anche la Valpolcevera, come tutti i dintorni di Genova, fu teatro di aspri scontri (che però non coinvolsero le popolazioni locali) tra gli assedianti austriaci e i francesi, finché Massena fu costretto ad arrendersi: il 4 giugno 1800 fu firmata l'onorevole resa dei francesi nella cappelletta della Madonna sul ponte di mwaz4Cornigliano (all'epoca più grande dell'attuale). Gli austriaci entrarono in Genova, ma venti giorni dopo, sconfitti a mwaz8Marengo da Napoleone abbandonarono definitivamente la città. Anche se non paragonabili con le sofferenze patite durante la guerra del 1747, i polceveraschi subirono molti disagi, soprattutto per la mancanza di cibo in conseguenza dell'assedio anglo-austriaco.
La Valpolcevera seguì la sorte della Repubblica Ligure che 1805 fu annessa prima all'Impero francese e poi, alla caduta di Napoleone, assegnata dal mwaaeCongresso di Vienna al mwaairegno Sabaudo (1815).
Lo sviluppo industriale
Alcune piccole attività industriali erano sorte nella valle fin dall'inizio del mwaausecolo, ma fu solo con la costruzione della ferrovia per mwaayTorino e l'mwaacarginatura del torrente, tra il 1849 e il 1853, che alcune grandi industrie trovarono collocazione in aree in precedenza occupate dal greto del torrente, determinando anche un significativo incremento demografico: il censimento del 1881 constatò che la popolazione di recente immigrazione aveva superato quella originaria dei vari centri.
In conseguenza dello sviluppo industriale nella seconda metà del secolo si moltiplicarono le Società di Mutuo Soccorso operaie, aggregazioni di lavoratori, di ispirazione socialista e cattolica, che gettarono le basi su cui si sarebbe in seguito fondata l'organizzazione sindacale genovese.
Il Novecento
Con l'espansione urbanistica nella parte inferiore della valle si era creata una conurbazione industriale, formalmente sancita nel 1926 dall'aggregazione al mwaascomune di Genova, voluta dal mwaawregime fascista, dei comuni della bassa Valpolcevera (mwaa0Sampierdarena, mwaa4Cornigliano, mwaa8Rivarolo, mwabaBorzoli, mwabeBolzaneto, mwabiSan Quirico e mwabmPontedecimo), che insieme ad altri 12 comuni della mwabqVal Bisagno, del Ponente e del Levante andarono a costituire la cosiddetta "mwabuGrande Genova".
Nel corso della mwabcseconda guerra mondiale, tenendo fede alla tradizione storica di opporre resistenza a tutti gli invasori, dopo l'mwabg8 settembre 1943 numerosi cittadini polceveraschi diedero un importante contributo alla mwabkResistenza contro i tedeschi. Molti giovani della Valpolcevera, ai quali sono ora dedicate numerose vie nei quartieri della valle, pagarono con la vita la loro partecipazione alla lotta di liberazione.
Il mwacedopoguerra è stato pesantemente contrassegnato in alcune aree (San Quirico e Fegino in particolare) dall'insediamento di industrie e depositi petroliferi, parallelamente al declino delle storiche aziende sorte sul finire dell'Ottocento, oltre che da uno sviluppo urbanistico incontrollato. A partire dagli mwacianni ottanta, lo smantellamento degli impianti petroliferi e l'insediamento di piccole e medie industrie non inquinanti e centri commerciali e di servizi, ha dato inizio a un riassetto urbanistico più equilibrato, con il recupero a usi produttivi e residenziali di aree degradate, in passato occupate da industrie e poi abbandonate a sé stesse.
Amministrazione
La val Polcevera è interamente compresa nella mwacucittà metropolitana di Genova. L'alta val Polcevera, che comprende le valli dei principali affluenti, è divisa tra i comuni di mwacyCeranesi, mwaccCampomorone, mwacgMignanego, mwackSant'Olcese e mwacoSerra Riccò.
La bassa val Polcevera, a partire dalla confluenza tra i torrenti Verde e Riccò, fino al 1926 comprendeva i comuni di mwacwPontedecimo, mwac0San Quirico, mwac4Bolzaneto, mwac8Rivarolo e parte dei comuni di mwadaBorzoli, mwadeSampierdarena e mwadiCornigliano. Nel 1926 questi comuni insieme ad altri del genovesato furono inglobati nel comune di Genova per costituire la cosiddetta mwadmGrande Genova. Nella nuova ripartizione amministrativa del comune di Genova in vigore dal 2005 rimane suddivisa fra tre circoscrizioni: il mwadqMunicipio V Valpolcevera che comprende gli ex comuni di Pontedecimo, San Quirico, Bolzaneto, Rivarolo e parte di Borzoli, mentre la zona prossima alla foce ricade nel Municipio II Centro Ovest (unità urbanistiche Campasso e San Gaetano dell'ex comune di Sampierdarena, in sponda sinistra) e nel Municipio VI Medio Ponente (unità urbanistica di mwaduCampi dell'ex comune di Cornigliano, in sponda destra).
Popolazione
La popolazione residente nella valle al 31-12-2009 risultava di 111.850 persone, così suddivise tra vari quartieri di Genova e comuni autonomi (relativamente ai quartieri di Cornigliano e Sampierdarena sono state considerate solo le unità urbanistiche localizzate nella valle).
| Comune/Quartiere | Popolazione al 31-12-2009 |
|---|---|
| Cornigliano (unità urbanistica Campi ) | 1.164 |
| Sampierdarena (unità urbanistiche Campasso e San Gaetano) | 18.475 |
| Rivarolo | 34.899 |
| Bolzaneto | 15.411 |
| Pontedecimo | 12.848 |
| Ceranesi | 3.983 |
| Campomorone | 7.450 |
| Mignanego | 3.727 |
| Serra Riccò | 7.961 |
| Sant'Olcese | 5.932 |
Urbanistica
«La Polcevera forma una valle, che può dirsi vasta, considerate le angustie della Liguria; ma che per numero di abitanti, per commercio, fertilità di suolo e numero incredibile di palazzi e belle case di campagna, oltre la salubrità dell'aria, non ha paragone.»
(Goffredo Casalis, Dizionario geografico, storico, statistico e commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna, vol. VII, 1840)
Così scriveva intorno alla metà dell'Ottocento l'abate mwagsCasalis nel suo “Dizionario degli Stati di S.M. il Re di Sardegna”, ma solo pochi anni più tardi nella valle sarebbe iniziato quello sviluppo industriale che avrebbe preso il posto delle ricche residenze di campagna e prevalso sull'agricoltura, fino ad allora principale risorsa economica della valle (sempre citando il mwagwCasalis vi si facevano mwag0assai copiose ricolte di cereali, uve, frutta di varie specie, fra cui la pesca che vi è di squisito sapore e anche un vino bianco assai rinomato).
Lo sviluppo industriale, se da un lato contribuì a migliorare le condizioni economiche degli abitanti che in queste industrie trovarono lavoro, compromise, prima con i fumi delle mwahaacciaierie e poi nel secondo mwahedopoguerra con le mwahiraffinerie, quella “mwahmsalubrità dell'aria” così apprezzata dal Casalis.
Fino a quell'epoca gli insediamenti principali, cresciuti attorno alle chiese parrocchiali, sorgevano sulle colline; quegli antichi nuclei, ancora oggi esistenti, sorgevano lungo le vie che collegavano Genova con la mwahupianura Padana percorrendo i crinali con una fitta rete di mwahymulattiere e sentieri in quota, in buona parte ancora individuabili e ben distinti dalla moderna viabilità di fondovalle.cite-ref-tci-16-1[16] Il fondovalle, esposto a piene improvvise e quasi interamente occupato dall'alveo del torrente, che vi creava un infido terreno acquitrinosocite-ref-20[20], era scarsamente abitato e malagevole da percorrere e da attraversare,
La situazione descritta ha reso per secoli complicato il collegamento tra le due sponde, che non erano collegate da mwaiaponti e il mwaieguado era possibile solo in pochi punti. La prima notizia di un ponte tra mwaiiSampierdarena e mwaimCornigliano risale al mwaiq1411, ma il primo ponte in muratura fu costruito solo nel mwaiu1550, grazie a un lascito del nobile Benedetto Gentile, in memoria di un figlio annegato nel guadare il torrente. Appare difficile oggi, vedendo il traffico caotico che percorre l'attuale ponte, immaginare che in tempi lontani il percorso più agevole tra Sampierdarena e Cornigliano fosse quello via mare!
Solo con la costruzione degli mwaicargini, tra il 1849 e il 1853, ampie zone di terreno sul fondovalle, prima occupate dal greto del torrente, furono rese disponibili per usi industriali e residenziali. Sui nuovi argini, la cui costruzione comportò anche una breve ma significativa variazione di percorso all'altezza di mwaigBolzaneto, fu costruita la mwaikferrovia Genova – Torino. Nella seconda metà del secolo gli insediamenti di industrie meccaniche e mwaissiderurgiche fecero della valle la principale zona industriale di Genova e favorirono un significativo incremento demografico e conseguentemente una prima espansione urbanistica.
Nel mwajusecondo dopoguerra l'espansione urbana divenne impetuosa e talvolta disordinata, non sempre ispirata a corretti criteri urbanistici; anche la viabilità realizzata in quegli anni non è stata sempre rispettosa dei diritti degli abitanti, con i mwajyviadotti autostradali e ferroviari vicinissimi alle case o che addirittura le sovrastavano.
Tra gli mwajganni cinquanta e gli mwajkanni settanta in diverse zone collinari della Val Polcevera, come in altre zone di Genova, furono edificati quartieri di edilizia popolare, privi o quasi di servizi e centri di aggregazione, oggi giudicati veri mostri urbanistici. Esempio di questi è il quartiere Diamante (comunemente chiamato Begato), caratterizzato dai due edifici adiacenti che formano il complesso della cosiddetta "diga", dei quali nel 2019, nel piano di una serie di interventi urbanistici per riqualificare il quartiere, è stata decisa la demolizione e la ricollocazione delle famiglie che vi abitavano.cite-ref-21[21]cite-ref-22[22]cite-ref-23[23]cite-ref-24[24]
A partire dagli anni settanta la Val Polcevera ha fortemente risentito della crisi industriale che ha interessato Genova, lasciando in abbandono vaste aree (situazione che portò nel linguaggio giornalistico a definire la valle un "cimitero di fabbriche”"). Parallelamente alla crescita degli insediamenti petroliferi, già negli mwaksanni sessanta avevano chiuso alcune delle storiche imprese locali, come le ferriere Bruzzo di Bolzaneto, il saponificio Lo Faro e la mwakwMira Lanza, che chiuse lo stabilimento di Rivarolo e si trasferì a mwak0Latina.
A metà degli anni settanta emerse anche a livello politico la consapevolezza del degrado causato dalla chiusura dei grandi insediamenti produttivi, dal proliferare di impianti e depositi petroliferi e dall'urbanizzazione indiscriminata degli anni cinquanta, che aveva pesantemente alterato la struttura originaria del territorio.
A partire dagli mwalaanni novanta, è iniziato un processo di riqualificazione delle aree dismesse dalle grandi industrie e dagli impianti petroliferi, con la creazione di zone residenziali, mwalecentri commerciali e insediamenti produttivi di piccole e medie dimensioni.
Alla foce del Polcevera la riqualificazione dell'area della Fiumara, ha creato nei primi mwalmanni duemila un grande spazio in cui convivono edifici residenziali accanto a strutture per il commercio e il tempo libero, nonché enti e aziende che operano nel settore terziario.
Sulla sponda opposta del Polcevera, nel sobborgo industriale di mwaluCornigliano, sono ancora in corso lavori di bonifica e riconversione degli spazi già occupati dallo stabilimento siderurgico mwalyItalsider, con l'istituzione di una vasta area (trecentomila metri quadrati) destinata ad attività del terziario avanzato e a progetti di riqualificazione urbana.
Sull'area già occupata dalla raffineria ERG sorgono ora mwalgcentri commerciali, un quartiere residenziale e un mwalkalbergo.
Economia
Oggi l'mwamqeconomia della valle è basata su aziende commerciali, di servizi e del mwamuterziario avanzato, affiancate da piccole e medie aziende produttive. Delle grandi aziende industriali attive tra gli ultimi decenni dell'Ottocento e la metà del Novecento sopravvive solo l'mwamyAnsaldo, con il grande stabilimento mwamcAnsaldo Energia a mwamgCampi, tra Cornigliano e Rivarolo.
Per secoli la principale attività è stata quella mwamoagricola, sviluppatasi in particolare tra il mwamsXVI e il mwamwXVIII secolo grazie al sistema delle ville di proprietà dei ricchi patrizi genovesi, a partire dalla metà dell'Ottocento ha subito grandi mutamenti, passando prima a una fase connotata dalla grande mwam0industria, nel mwam4secondo dopoguerra fu pesantemente segnata da impianti petroliferi (mwam8raffinerie e depositi), infine all'attuale fase legata a terziario e piccola industria.
Altra antica attività economica è stata quella legata ai numerosi mwaoemulini, presenti soprattutto nell'alta Val Polcevera, che sfruttando le acque dei rivi che attraversano il territorio macinavano mwaoicereali, mwaomcastagne e anche minerale di mwaoqzolfo o producevano forza motrice idraulica per aziende tessili e meccaniche. Legati all'attività molitoria, si svilupparono numerosi pastifici artigianali, uno dei quali ancora attivo a Ceranesi.cite-ref-peirano-9-1[9]cite-ref-25[25]cite-ref-26[26] I mulini della valle erano alimentati tramite un sistema di canalizzazionicite-ref-27[27], detto mwapuRoggia dei Mulini, risalente nella parte più antica al mwapyXVII secolo, che percorreva gran parte della valle e della quale oggi restano alcuni tratti in galleria, in parte utilizzati come collettore fognario.cite-ref-tci-16-2[16] Resti di mulini sono presenti soprattutto nella val Verde e nella valle del torrente Molinassi; alcune strutture ancora discretamente conservate sono visibili nella frazione Casanova del comune di Sant'Olcese.cite-ref-peirano-9-2[9]
I primi insediamenti industriali sorsero all'inizio dell'mwarmOttocento: si trattava di piccole fabbriche rivolte esclusivamente alla realtà locale (filatoi, corderie, saponifici, tintorie); ancora poco prima della metà dell'Ottocento la borghesia genovese, diversamente da quanto stava avvenendo in altre città del nord Italia, aveva una scarsa propensione per i grandi investimenti industriali.
Le cose cambiarono intorno alla metà del secolo quando, in concomitanza con l'entrata in funzione della mwarsferrovia Torino-Genova iniziarono gli insediamenti di industrie meccaniche e mwarwsiderurgiche (in primo luogo mwar0Ansaldo, mwar4Ilva e ferriere Bruzzo), che tra gli ultimi decenni dell'mwar8Ottocento e la mwasaprima guerra mondiale avrebbero fatto della valle la principale zona industriale di Genova. Durante la mwaseprima guerra mondiale un terzo della produzione italiana di mwasiacciaio veniva dalle industrie siderurgiche della Val Polcevera (mwasmCampi e mwasqBolzaneto).
Nello stesso periodo lo sviluppo dell'industria siderurgica favorì anche quello di altri settori, già da tempo presenti nella valle: il mwasycomparto tessile (in particolare a mwascSan Quirico e Ceranesi) e l'mwasgindustria molitoria, sviluppatasi soprattutto negli mwaskanni settanta e mwasoanni ottanta dell'Ottocento, favorita dal ribasso del prezzo del mwassgrano, dalla crescita delle esportazioni di mwaswpaste alimentari e dalla vicinanza del mwas0porto di Genova. Nella bassa Val Polcevera trovarono collocazione grandi stabilimenti molitori, mentre nella parte alta della valle proseguiva la tradizione dei mwas4mulini e pastifici artigianali.cite-ref-tci-16-3[16]
Nel mwatusecondo dopoguerra, contestualmente alla crisi delle grandi industrie, che andavano chiudendo le loro fabbriche, la scelta politica di assegnare a Genova il ruolo di terminal petrolifero (con la costruzione del porto petroli nel quartiere di mwatyMultedo) favorì l'insediamento di aziende legate a questo settore, che per quasi quarant'anni avrebbero provocato non pochi problemi di carattere ambientale in alcuni quartieri.cite-ref-tci-16-4[16]
Il paesaggio della valle, caratterizzato prima dall'agricoltura delle ville e poi dalla grande industria, subiva così una nuova fase di trasformazione legata all'espansione di raffinerie e depositi petroliferi. Negli mwatwanni cinquanta sulla collina di S. Biagio fu costruita la mwat0raffineria mwat4ERG, poi chiusa nel 1988, anche a seguito della crescente attenzione della popolazione agli aspetti ambientali del territorio. A partire dagli mwat8anni novanta, sulle aree dismesse dalle grandi industrie e dagli impianti petroliferi sono sorti nuovi insediamenti di piccole e medie imprese produttive e servizi, quali il nuovo mercato ortofrutticolo nell'area ex SANAC e l'mwauaIstituto italiano di tecnologia sulla collina di Morego.
Viabilità
Valichi
A nord la valle è delimitata dallo spartiacque appenninico, dove si trovano una serie di valichi che mettono in comunicazione la costa ligure con la mwaugValle Scrivia, tutti frequentati fin dai tempi più antichi, tranne il passo dei Giovi, aperto nell'mwaukOttocento:
• Valico della mwauwCrocetta di Orero, tra mwau0Serra Riccò e mwau4Casella, il più basso dell'mwau8Appennino ligure (468 m), sulla strada provinciale SP3 "di mwavaCrocetta d'Orero".
• mwaviPasso del Pertuso, nei pressi del mwavmSantuario di Nostra Signora della Vittoria, tra mwavqMignanego e mwavuSavignone, sulla strada provinciale SP47.
• mwavcmwavgPasso dei Giovi (472 m), tra mwavkMignanego e mwavoBusalla, aperto negli mwavsanni venti dell'Ottocento, ma presto divenuto la più importante via di comunicazione tra Genova e il Piemonte. La zona del passo è oggi attraversata dalle gallerie dell'mwavwAutostrada A7 e delle due linee ferroviarie che collegano Genova con Milano e Torino.
• mwav4mwav8Passo della Bocchetta (772 m), tra mwawaCampomorone e mwaweVoltaggio, sulla strada provinciale SP5.
• mwawmmwawqColla di Praglia, detta anche “Passo di Prou Nercu” (879 m) , sulla strada provinciale SP4, tra mwawuCeranesi e le mwawyCapanne di Marcarolo, mette in comunicazione la Val Polcevera con la mwawcValle Stura.
A poca distanza dalla mwawkColla di Praglia si trova il mwawoGiogo di Paravanico (789 m), valico anticamente di una certa importanza, trovandosi sul percorso della mwawsmulattiera che portava alle Capanne di Marcarolo passando per la valle del mwawwGorzente. Oggi è attraversato dalla strada di servizio, sterrata, che porta ai mwaw0Laghi del Gorzente.
Oltre ai valichi sullo spartiacque appenninico, ne esistono altri, di importanza locale, che mettono in comunicazione la Val Polcevera con le valli adiacenti:
• mwaxeValico di Lencisa (569 m), che collega mwaxiCeranesi con mwaxmPegli attraverso la mwaxqVal Varenna.
• mwaxyValico di Borzoli (86 m), sull'omonima via urbana, collega la Val Polcevera con la valle del mwaxcChiaravagna, tra Rivarolo a Sestri Ponente.
• mwaxkValico di Trensasco (390 m), sulla strada provinciale SP80, tra Casanova di Sant'Olcese e mwaxoSan Gottardo, collega la Val Polcevera con la mwaxsVal Bisagno.
• mwax0Galleria di Pino (340 m), a poca distanza dal precedente, sulla strada provinciale SP43, collega la frazione Torrazza di Sant'Olcese con mwax4Molassana, nella mwax8Val Bisagno.
Strade
Storia
In epoca romana (nel II secolo a.C.) fu costruita la mwaymVia Postumia (così detta dal nome del mwayqconsole romano Aulo Postumio). Questa strada, passando per Pons ad decimum (mwayuPontedecimo) e il Pian di Reste (nei pressi dell'attuale mwayyPasso della Bocchetta), conduceva da Genova a mwaycLibarna (città romana della quale si vedono i resti nei pressi di mwaygSerravalle Scrivia), e da qui andava fino ad mwaykAquileia, sull'mwayoAdriatico. Di questa strada non esistono più tracce nel tratto ligure; gli storici hanno avanzato varie ipotesi sul suo percorso, che si ritiene uscisse da Genova percorrendo a mezza costa le colline sulla sinistra della Valpolcevera scendendo ad attraversare il torrente a Pontedecimo e risalire poi al Passo della Bocchettacite-ref-28[28]. Il tracciato dell'antica via fu ammodernato dalla mway8Repubblica di Genova nel mwaza1583.
Da Pontedecimo un'altra via, passando per il Giogo di Paravanico e le mwaziCapanne di Marcarolo (antico luogo di scambi commerciali tra mercanti liguri e piemontesi) conduceva fino alla pianura intorno ad mwazmAlessandria.
Altra via molto frequentata era, almeno a partire dal Medioevo, la cosiddetta “mwazuVia del sale“, che partendo dalla Val Bisagno si portava nell'alta Val Polcevera superando il valico di Trensasco e valicava l'Appennino alla Crocetta di Orero.cite-ref-29[29]
Nel mwazs1771 il mwazwDoge mwaz0Giovanni Battista Cambiaso fece costruire a proprie spese la prima strada di fondovalle, in cambio di benefici fiscali, ma soprattutto per disporre di un percorso più agevole per raggiungere la sua mwaz4residenza di campagna a mwaz8Cremeno, nei pressi di Bolzaneto. L'apertura di questa strada, denominata mwa0aCamblasia dal nome del suo promotore, diede un primo impulso allo sviluppo economico della valle.
Intorno al 1820, dopo l'annessione della mwa0iRepubblica Ligure napoleonica allo stato mwa0msabaudo, fu aperta la "Strada Reale" per Torino, non più per la Bocchetta ma per il mwa0qPasso dei Giovi, più basso e agevole da percorrere. Questa strada, chiamata anche "Via Nazionale", costituì il principale collegamento tra Genova e il nord Italia fino alla costruzione della "Camionale" (autostrada Genova-mwa0uSerravalle), la cui inaugurazione nel mwa0y1935 fu vista come una svolta epocale. La "Camionale", a carreggiata unica, fu raddoppiata negli mwa0canni sessanta e integrata nell'mwa0gAutostrada A7, Genovamwa0k – Milano. Il percorso originale, assai tortuoso, costituisce oggi il tratto discendente tra i caselli di mwa0oBusalla e Genova-Bolzaneto.
Situazione attuale
La Valpolcevera è attraversata dalla ex mwa1iStrada statale 35 dei Giovi, ora provinciale SP35, che nel percorso attuale ricalca in gran parte la vecchia "Via Nazionale" e dall'mwa1mAutostrada A7, mwa1qGenova - mwa1uMilano di cui ospita un importante casello a mwa1yBolzaneto.
Circa un chilometro prima della foce, l'intera valle era scavalcata dal mwa1wviadotto Polcevera dell'mwa10autostrada A10 Genova - mwa14Ventimiglia, lungo 1.182 metri e sorretto da tre tiranti in mwa18cemento armato alti circa 90 metri, che fu costruito dalla mwa2aSocietà Italiana Condotte d'Acqua su progetto dall'ingegnere mwa2eRiccardo Morandi, inaugurato nel mwa2i1967, parzialmente crollato il 14 agosto 2018, demolito integralmente nell'estate del 2019 e sostituito da un nuovo viadotto chiamato mwa2mGenova San Giorgio, realizzato da mwa2qSalini Impregilo e mwa2uFincantieri su progetto di mwa2yRenzo Piano e inaugurato il 3 agosto 2020.cite-ref-30[30]
Da Bolzaneto e Pontedecimo partono diverse strade provinciali che collegano il fondo valle con i centri dell'Alta Valpolcevera (mwa2wCampomorone, mwa20Ceranesi, mwa24Sant'Olcese, mwa28Serra Riccò e il mwa3asantuario di Nostra Signora della Guardia).
La Gronda di Ponente
La soluzione individuata da mwa3mAutostrade per l'Italia al termine del mwa3qdibattito pubblico indetto dal comune di Genova in merito al progetto della mwa3uGronda di Ponente per realizzare il nuovo collegamento tra le autostrade mwa3yA7, mwa3cA10 e mwa3gA12 coinvolge la zona di Bolzaneto, prevedendo un mwa3kviadotto sul Polcevera all'uscita della lunga mwa3ogalleria proveniente da mwa3sVoltri, che passerebbe sotto la collina di Murta, e i raccordi per l'innesto della nuova arteria nella A12, prevalentemente in galleria, nella zona di Geminiano.cite-ref-31[31] Il progetto, non ancora ufficialmente formalizzato a molti anni dal dibattito, ha visto una forte opposizione da parte di gruppi di cittadini delle zone interessate, costituitisi in comitati "No Gronda" e decisi a contrastare la realizzazione dell'opera.cite-ref-32[32]
Ferrovie
La Valpolcevera è attraversata dalla linea ferroviaria dei Giovi mwa4yGenova Sampierdarena - mwa4cRonco Scrivia via mwa4gBusalla, inaugurata nel 1853. Oggi questa linea è percorsa esclusivamente da treni regionali, provenienti da mwa4kAlessandria, mwa4oArquata Scrivia, mwa4sNovi Ligure e mwa4wBusalla, diretti a mwa40Genova Brignole, e viceversa. Le stazioni presenti nella Valpolcevera sono mwa44Rivarolo, mwa48Bolzaneto, mwa5aSan Quirico-San Biagio, mwa5ePontedecimo e mwa5iPiano Orizzontale dei Giovi, nei pressi della frazione Barriera del comune di mwa5mMignanego, anche se l'edificio si trova nel territorio di mwa5qSerra Riccò.
I treni a media e lunga percorrenza per mwa5yMilano e mwa5cTorino, invece, vengono instradati sulla linea succursale dei Giovi, costruita pochi anni dopo la precedente e che attraversa la Valpolcevera parallelamente a questa, ma non ci sono stazioni tra mwa5gSampierdarena e mwa5kRonco Scrivia, tranne quella di mwa5oMignanego (loc. Ponterosso), che tuttavia dal 2015 non è più servita da traffico passeggeri.
La ferrovia Genova-Casella
La parte orientale della Val Polcevera è attraversata dalla mwa54linea ferroviaria secondaria Genova-Casella. Questa linea, che attraversa il territorio comunale di Sant'Olcese e una piccola porzione di quello di Serra Riccò, in corrispondenza del valico della Crocetta d'Orero, ha un interesse soprattutto turistico, ma localmente è frequentata anche da pendolari.
Flora e fauna
Flora
Le varietà di ambienti che si incontrano alle diverse altitudini ospitano numerose specie vegetali. Nella parte alta della valle accanto ad aree prative predominano boschi di mwa6icastagno, spesso associati ad altre specie quali il mwa6mcarpino nero, l'mwa6qorniello, la mwa6uroverella e la mwa6yrovere.cite-ref-33[33]
Ad altitudini inferiori sono diffusi boschi misti di carpino nero e orniello ma sono talvolta presenti anche specie tipiche della mwa6wmacchia mediterranea, come i mwa60lecci, residuo di antiche foreste assai più estese delle attuali.
Oltre ai boschi di mwa68latifoglie, in alcune aree montane in passato erano stati operati interventi di mwa7arimboschimento, creando estesi boschi di mwa7econifere, costituiti soprattutto da mwa7ipino nero, mwa7mpino silvestre e mwa7qpino marittimo.
Ai margini dei boschi sono presenti specie arbustive quali mwa7yginestra, mwa7cerica arborea, mwa7gginepro, mentre nelle aree agricole abbandonate e ai bordi delle strade sono diffuse specie infestanti come i mwa7krovi, la mwa7ovitalba, la mwa7srobinia e l'mwa7wailanto. Quest'ultimo, che è facile trovare anche in aree abbandonate nelle zone urbane, fu introdotto intorno alla fine dell'Ottocento per l'allevamento del mwa70lepidottero mwa74Samia cynthia, finalizzato alla produzione della mwa78seta.
Tra le specie erbacee si segnalano la mwa84primula, l'mwa88anemone trifoliata e il mwa9adente di cane, oltre a bulbose come i mwa9enarcisi e i coloratissimi mwa9igigli di San Giovanni. Nelle zone caratterizzate da rocce ofiolitiche, come l'alta Val Verde, sono presenti rare specie in grado di tollerare elevati tenori di mwa9mmagnesio come la mwa9qviola di Bertoloni, la peverina di Voltri, il lino campanulato, la mwa9cdafne odorosae la reseda pigmea.cite-ref-34[34],cite-ref-alta-via-7-1[7],cite-ref-alta-via-1-35-0[35] Nelle mwa-uzone umide si trovano mwa-ypiante insettivore come la mwa-crosolida e la mwa-gpinguicola.cite-ref-alta-via-1-35-1[35]
Fauna
Nonostante la forte antropizzazione della valle, sono numerose le specie animali che trovano nei diversi mwbamhabitat condizioni ideali per vivere e riprodursi.
• Mammiferi. Nei boschi della valle si trovano popolazioni di mwbaoungulati, soprattutto mwbascinghiali e mwbawcaprioli. I cinghiali talvolta si spingono in cerca di cibo in prossimità dei centri abitati, penetrando anche all'interno di proprietà private e causando danni alle coltivazionicite-ref-alta-via-1-35-2[35]. Fra i mammiferi di piccole dimensioni sono comuni mwbbericci, mwbbilepri, mwbbmtalpe e mwbbqghiri.
* Uccelli. Tra gli uccelli sono comuni il mwbbspassero, il mwbbwpicchio rosso, il mwbb0cuculo, il mwbb4merlo, il mwbb8fringuello e il mwbcapettirosso. È segnalata anche la presenza del mwbcesucciacapre e dell'mwbciaverla piccolacite-ref-natura2000-36-0[36]. L'habitat fluviale, grazie alla ricchezza di pesci, offre adeguate risorse a varie specie di volatili sia mwbccmigratori che stanziali, quali l'mwbcgairone cinerino, il mwbckgabbiano comune, il mwbcogermano reale, il mwbcscorriere piccolo, la mwbcwgarzetta e il mwbc0cormoranocite-ref-oasi-polcevera-37-0[37]. I mwbdirapaci che è possibile avvistare nelle zone montane sono il mwbdmbiancone e la mwbdqpoiana.cite-ref-alta-via-1-35-3[35]
• Anfibi. Sono molto diffusi il mwbeqrospo comune e la mwbeuraganella italiana. Sono inoltre presenti alcune specie che hanno in Val Polcevera il proprio limite occidentale di distribuzione, come la mwbeysalamandrina dagli occhialicite-ref-natura2000-36-1[36] e la mwbesrana appenninica.cite-ref-alta-via-7-2[7]
• Rettili. Sono comunissimi mwbfelucertole e mwbfiramarri oltre a diverse specie di serpenti innocui quali il mwbfmbiacco, il mwbfqsaettone, la mwbfunatrice dal collare e il mwbfycolubro liscio. Gli ultimi due sono spesso confusi con la mwbfcvipera comune, anch'essa presente ma molto meno diffusa delle altre specie.cite-ref-alta-via-7-3[7]
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture civili
Palazzi di villa
La Val Polcevera, per la sua vicinanza alla città, fu tra le località preferite per il soggiorno estivo da molte famiglie patrizie, che vi fecero costruire sontuose dimore di villeggiatura, spesso associate a tenute agricole. Lo sviluppo delle ville di campagna, iniziato intorno al mwbguXVI secolo, ebbe il suo culmine tra il Seicento e il Settecento, ma proseguì ancora nell'Ottocento, favorito dall'apertura della mwbgyferrovia, che accorciò sensibilmente i tempi per raggiungere da Genova le colline polceverasche. Molte di queste ville esistono ancora oggi, spesso ristrutturate dopo anni di abbandono, anche se in molti casi inglobate nel tessuto urbano, la cui espansione le ha private dei loro vasti parchi. Tra le tante si possono citare:
• mwbgkVilla Durazzo Bombrini a Cornigliano, nei pressi della foce del Polcevera, sulla sponda destra; aveva un tempo Nel mwbgoXX secolo fu inglobata nel complesso siderurgico mwbgsItalsider, perdendo il grande giardino che arrivava sino al mare. Dopo la chiusura dello stabilimento siderurgico è stata oggetto, insieme a tutta l'area, di un radicale processo di bonifica e riqualificazione.
• Villa Cattaneo Delle Piane, detta "dell'Olmo", ai margini dell'area industriale di mwbg0Campi (Cornigliano), accanto alla mwbg4Badia del Boschetto. Già proprietà dei mwbg8Grimaldi, fondatori dell'Abbazia, nel mwbhaXVII secolo passò alla mwbhefamiglia Cattaneo. Dal 1978 appartiene all'mwbhiAnsaldo, che dopo averla ristrutturata l'ha destinata a sede della mwbhmFondazione Ansaldo, che raccoglie archivi cartacei, fotografie e filmati d'epoca provenienti da molte storiche aziende genovesi.
• Villa Pallavicini si trova nel centro di Rivarolo, affacciata sull'omonima piazza. Costruita nel Settecento, è oggi in stato di abbandono dopo essere stata per lungo tempo sede di uffici comunali. La villa è stata pesantemente penalizzata dai viadotti ferroviari costruiti nel mwbhuNovecento, perdendo anche il grande parco che la circondava.cite-ref-tci-16-5[16]
• Villa Ghersi-Carrega (mwbhsXVII secolo), si trova all'ingresso di Bolzaneto provenendo da Rivarolo. Durante il suo soggiorno a Genova (1624-1627) nella villa fu ospitato il mwbhwpittore mwbh0fiammingo mwbh4Antoon van Dyck. Oggi è sede del Municipio V - Valpolcevera.
• Villa Clorinda, sulla collina di mwbiaMurta, appartenne alle famiglie Bonarota, Doria e Costa. Durante l'occupazione austriaca, da aprile a luglio del 1747, gli occupanti vi insediarono il loro stato maggiore. Oggi è trasformata in condominio.
• Villa Cambiaso (mwbiiXVIII secolo), presso la frazione bolzanetese di Cremeno, fu residenza estiva di mwbimGiovanni Battista Cambiaso, mwbiqdoge dal 1771 al 1773, che fece costruire la strada di fondovalle della Val Polcevera. Oggi è trasformata in condominio.
• mwbiyVilla Serra, nei pressi della frazione di Comago (Sant'Olcese), a poca distanza dal torrente Secca è tra le più note e frequentate, anche perché sede di varie manifestazioni; gli edifici che la compongono sono il risultato della trasformazione della settecentesca villa Serra-Pinelli, alla quale nel 1851 fu affiancata la palazzina neogotica fatta costruire dal marchese mwbicOrso Serra. Il complesso architettonico è circondato da un grande mwbigparco all'inglese, anch'esso realizzato alla metà del mwbikXIX secolo. Dopo anni di abbandono nella seconda metà del Novecento, al termine di lavori di restauro durati un decennio, il parco è stato riaperto al pubblico nel mwbio1992.
• mwbiwPalazzo Balbi. Costruito alla fine del mwbi0XVI secolo è oggi sede del mwbi4municipio di mwbi8Campomorone e di due musei civici. Una targa affissa all'esterno del palazzo ricorda il soggiorno di mwbjapapa Pio VII nel 1815.cite-ref-peirano-9-3[9]
Architetture religiose
Santuari
• mwbmuSantuario di Nostra Signora della Guardia. Sorge nel comune di Ceranesi, sulla vetta del mwbmymonte Figogna, a 804 m s.l.m. ed è la meta turistica più conosciuta della Val Polcevera, frequentata non solo nel contesto del mwbmcturismo religioso, ma anche da semplici turisti, per l'ampio panorama che si può osservare dal piazzale antistante. Il santuario deve la sua origine all'apparizione della mwbmgMadonna, il 29 agosto mwbmk1490, al contadino Benedetto Pareto, al quale la Vergine chiese di far costruire una cappella sul monte. Il primo santuario, costruito nel mwbmo1530, fu sostituito nell'mwbmsOttocento dall'attuale edificio, inaugurato nel mwbmw1890. Durante le rispettive visite pastorali alla città di Genova sono saliti al santuario i papi mwbm0Giovanni Paolo II (22 settembre 1985) e mwbm4Benedetto XVI (18 maggio 2008).
• mwbnaSantuario di Nostra Signora della Vittoria. Sorge nel comune di Mignanego, sul passo del Pertuso, a 650 m s.l.m. Fu costruito, in segno di ringraziamento per l'intercessione della mwbneMadonna, nel luogo dove il 10 maggio mwbni1625 pochi soldati della mwbnmRepubblica di Genova, affiancati da volontari polceveraschi, misero in fuga l'esercito del Duca mwbnqCarlo Emanuele I di Savoia che, a causa di questa sconfitta, dovette rinunciare alle sue mire sulla città di Genova. Dal piazzale si ha un'ampia vista sulla Valpolcevera, dal mwbnupasso dei Giovi fino al mare. Distrutto durante la mwbnyguerra di successione austriaca, tra il mwbnc1746 e il mwbng1747 il santuario fu ricostruito nel mwbnk1751.
• mwbnsSantuario di Nostra Signora Incoronata. La chiesa di mwbnwSanta Maria e mwbn0San Michele Arcangelo, più conosciuta come mwbn4Santuario di Nostra Signora Incoronata sorge sulla collina di mwbn8Coronata, nel quartiere di Cornigliano. La piccola chiesa dedicata a S. Michele, che la tradizione la fa risalire all'mwboaVIII secolo divenne un mwboesantuario mariano quando una mwboistatua lignea della Madonna con il Bambino, trovata sulla spiaggia di mwbomSampierdarena dopo un mwboqnaufragio, secondo la mwbouleggenda sarebbe stata miracolosamente trasportata nella chiesa. Ricostruita alla fine del mwboyXV secolo, più volte rimaneggiata, fu quasi completamente distrutta dai bombardamenti aerei durante la mwbocseconda guerra mondiale e ricostruita negli mwboganni cinquanta. Nel santuario sono conservate due statue lignee, dette mwbokPacciûgo e Pacciûga, raffiguranti una coppia di sposi in costumi genovesi del mwbooSettecento, ai quali è legata una leggenda popolare ambientata nell'mwbosXI secolo.
• mwbo0Santuario di Nostra Signora del Garbo. La chiesa di Santa Maria del Garbo in Polcevera, oggi chiesa parrocchiale della piccola frazione del quartiere di Rivarolo, ritenuto il più antico santuario della Val Polcevera, è citata per la prima volta in un documento del 1365. Fu costruita nei primi decenni del mwbo4XIV secolo in seguito al ritrovamento nel cavo (in mwbo8ligure mwbpagarbo) di un albero di mwbpecastagno di un'immagine della mwbpiMadonna incisa su una tavoletta. La chiesa, ricostruita nel 1631 e completamente ristrutturata nel 1881, fu eretta in parrocchia nel 1931.cite-ref-38[38]
• mwbpgSantuario di San Rocco, risalente al mwbpkXVI secolo, sorge a Pedemonte, frazione capoluogo del comune di Serra Riccò, alla confluenza tra il rio Pernecco e il torrente Secca, nel luogo in cui, secondo la tradizione, durante uno dei suoi viaggi, mwbpoSan Rocco aveva sostato in preghiera.
Complessi conventuali
• mwbr0Complesso di San Bartolomeo della Certosa. Il monastero certosino, che dà il nome al quartiere rivarolese di Certosa, fu fondato alla fine del mwbr4XIII secolo da Bartolomeo (Bartolino) Dinegro; l'annessa chiesa in suo onore fu dedicata a mwbr8Bartolomeo apostolo. Il piccolo complesso fu ampliato nel Cinquecento, grazie a donazioni delle famiglie Dinegro, Doria e Spinola. Nel 1801, abbandonato dai mwbsacertosini per le leggi di soppressione degli ordini religiosi, la chiesa passò al clero secolare e divenne parrocchia. Conserva alcune notevoli opere d'arte, tra cui un'Incoronazione di spine, recentemente attribuita al mwbseCaravaggio.cite-ref-39[39],cite-ref-40[40]
• mwbssAbbazia di San Nicolò del Boschetto. Si affaccia su Corso F.M. Perrone, ai margini dell'area industriale di mwbswCampi (Cornigliano). In questo luogo, nel 1311, il patrizio genovese Magnone Grimaldi fece costruire una cappella che un secolo dopo la mwbs0famiglia Grimaldi donò ai monaci mwbs4Benedettini, finanziando la costruzione del complesso monastico. Nella chiesa vi sono diverse tombe dei Grimaldi e di altre famiglie patrizie genovesi. Il monastero fu abbandonato dai monaci all'inizio del XIX secolo, a causa delle leggi di soppressione degli ordini religiosi, e divenne proprietà privata della mwbs8famiglia Delle Piane. I monaci vi ritornarono dal 1912, e vi rimasero fino al 1958, quando il complesso fu affidato all'mwbtaOpera Don Orione.
• mwbtiChiesa di San Francesco alla Chiappetta. Fu edificata con l'annesso convento alla fine del mwbtmXIII secolo, grazie a una donazione dei nobili Lercari e completamente rimaneggiata nella seconda metà del mwbtqSeicento, con la costruzione del mwbtuchiostro e la trasformazione dell'interno in stile mwbtybarocco. Abbandonato il convento dai francescani nel 1798, a seguito delle leggi di soppressione degli ordini religiosi, la chiesa fu affidata al clero diocesano fino al 1896, quando i frati vi fecero ritorno. Nel 1961 la chiesa fu eretta in mwbtcparrocchia.
• Convento dei mwbtkCappuccini. Si trova nel cuore del borgo antico di Pontedecimo e fu fondato nel mwbto1640. Per due volte fu abbandonato dai frati per le leggi di soppressione degli ordini religiosi: una prima volta nel 1810, facendovi ritorno del 1814 e nuovamente nel 1866, quando il complesso fu messo all'asta e acquistato da un benefattore, che lo riconsegnò ai Cappuccini, che ancora oggi lo officiano.
Chiese
Numerose e di antica origine sono le mwbvachiese mwbvecattoliche della Val Polcevera. Molte di esse sono fatte risalire ai primi secoli del mwbviCristianesimo, anche se per la maggior parte non esistono notizie documentate prima del 1143, quando furono citate, insieme a numerose altre chiese genovesi, nel "Registro delle Decime" voluto dall'mwbvmarcivescovo di Genova mwbvqSiro II. Quasi tutte hanno subito ricostruzioni e ristrutturazioni nel corso dei secoli, e oggi si presentano generalmente nell'aspetto mwbvubarocco dovuto ai rifacimenti mwbvyseicenteschi. Di seguito sono elencate le chiese più significative per ragioni storiche o artistiche. Oltre a queste ne esistono altre, costruite tra l'mwbvcOttocento e il mwbvgNovecento per far fronte all'incremento della popolazione.
Rivarolo
• mwbwaChiesa di Santa Maria Assunta. Citata in un documento del 1012, fu un'importante mwbwepieve della bassa Val Polcevera. Più volte rimaneggiata fu completamente ricostruita tra il 1643 e il 1646.
• mwbwmChiesa di Santa Caterina in Begato. Citata per la prima volta in un documento del 1514; ricostruita ed eretta in parrocchia nel mwbwqXVII secolo, subì gravi danni nelle guerre del 1747 e del 1800 e fu nuovamente ricostruita nel mwbwuXIX secolo.
• mwbwcChiesa di Sant'Ambrogio di Fegino. Citata in un documento del 1122, ricostruita nel mwbwgXVII secolo e completamente ristrutturata nel 1871, quando fu innalzata anche la grande mwbwkcupola.
• mwbwsChiesa di Sant'Anna di Teglia. Costruita nel 1834 sul sito di una precedente mwbwwcappella seicentesca ed eretta in parrocchia nel 1884.
Bolzaneto
• mwbxqChiesa di Nostra Signora della Neve. Sorge nel centro del quartiere. Il primo edificio risaliva al mwbxuXIV secolo e fu più volte ricostruita. Nel 1856 vi fu trasferito il titolo parrocchiale da S. Felice di Brasile. Negli mwbxyanni cinquanta del Novecento fu riedificata in altro sito, poco distante da quello originario, ma più vicino al moderno centro del quartiere.
• mwbxgChiesa di San Martino di Murta. Già esistente nel 1143, fu eretta in parrocchia nel 1201; completamente ricostruita nel mwbxkXVIII secolo.
• mwbxsChiesa di San Pietro Apostolo di Cremeno. Citata per la prima volta nel 1254, fu ricostruita ed eretta in parrocchia nel 1642.
• mwbx0Chiesa di Sant'Andrea Apostolo di Morego. Citata la prima volta nel "Registro Arcivescovile" del 1143, nel tempo fu ricostruita tre volte; l'attuale costruzione risale al 1659.
• mwbx8Chiesa di Santo Stefano in Geminiano. Costruita nel mwbyaX secolo come mwbyecappella sepolcrale della famiglia Campofregoso, divenne parrocchia nel mwbyiXVI secolo; fu ricostruita intorno al 1760 e ampliata tra la fine dell'mwbymOttocento e il 1904.
• Chiesa di Nostra Signora del Buon Consiglio, nella località Brasile. Risalente secondo la tradizione al mwbyuVI secolo, era un tempo mwbyyparrocchiale dedicata a mwbycS. Felice Papa. Dal 1856, dopo il trasferimento del titolo parrocchiale alla mwbygchiesa di N.S. della Neve, è intitolata a N.S. del Buon Consiglio. Fu completamente rifatta negli mwbykanni venti del Novecento.cite-ref-41[41]
Pontedecimo
• mwbzuChiesa di San Giacomo Maggiore. Costruita nel mwbzyXII secolo, fu sottoposta a lavori di ristrutturazione dal 1750 al 1755, trasformando l'originale stile mwbzcromanico in mwbzgbarocco. Eretta in parrocchia nel 1857, fu completamente ricostruita tra il 1869 e il 1872.
• mwbzoChiesa di Sant'Antonino Martire in Cesino. Intitolata a mwbzsSant'Antonino di Piacenza, è citata nel "Registro Arcivescovile" del 1143, ma è ritenuta di epoca anteriore. Intorno alla metà del mwbzwSeicento fu sottoposta a un completo rifacimento, in stile mwbz0Barocchetto genovese.
• mwbz8Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta. Si ritiene che una mwbaacappella, dedicata ai mwbaeSanti Quirico e Giulitta, esistesse già intorno all'mwbaianno mille, ma è citata per la prima volta nel mwbam1143 sul "Registro Arcivescovile", come cappella soggetta alla pieve di mwbaqSan Cipriano. Ricostruita nel mwbauXVII secolo e nuovamente intorno alla metà del mwbayXIX secolo.
• mwbagChiesa di San Biagio. Costruita sul sito di un'antica rocca difensiva, è anch'essa citata per la prima volta nel mwbak1143 sul "Registro Arcivescovile" come mwbaocappella dipendente dalla pieve di mwbasSan Cipriano, e divenne parrocchia autonoma nel mwbawDuecento.
Campomorone
• mwbbqChiesa di San Bernardo. Si trova nella piazza principale del capoluogo ed è sede del mwbbuvicariato di Campomorone dell'mwbbyarcidiocesi di Genova. La prima chiesa fu costruita nel mwbbcXVI secolo nel luogo dove già sorgeva una cappella dedicata a mwbbgsanta Caterina d'Alessandria e menzionata in un documento del 1490. Eretta in parrocchia nel 1832, fu completamente ricostruita tra il 1887 e il 1893.
• mwbboChiesa di San Bartolomeo, nella frazione di Cravasco. La chiesa è menzionata in documenti del 1631; subì diversi interventi di ampliamento e restauro nel corso del mwbbsXVIII e del mwbbwXIX secolo e divenne parrocchia autonoma nel 1890.
• mwbb4Chiesa di San Michele Arcangelo nella frazione di Gallaneto. La sua esistenza è attestata da documenti storici dei primi anni del mwbb8XIII secolo; fu più volte restaurata e ampliata tra il mwbcaXVII e il mwbceXIX secolo.
• mwbcmChiesa di Sant'Andrea nella frazione di Isoverde. Citata in un atto notarile 1197, divenne parrocchia autonoma nel mwbcqXVI secolo; fu ricostruita nel 1609 e nuovamente intorno alla metà del mwbcuXVIII secolo.
• mwbccChiesa di San Siro nella frazione di Langasco. La chiesa è citata in un documento del 1003; andata completamente distrutta per cause sconosciute, fu ricostruita intorno al mwbcgXVI secolo. Chiesa parrocchiale dal 1898, fu restaurata e decorata nel 1934.
• mwbcoChiesa di Santo Stefano nella frazione di Santo Stefano di Larvego, antica sede del comune. Fu una delle pievi più antiche della zona, citata in un documento del 1004; fu completamente ricostruita nel 1771, dopo i gravi danni subiti nella guerra del 1747.
• mwbcwChiesa dell'Ascensione di Nostro Signore nella frazione di Pietralavezzara. La chiesa è citata per la prima volta nei documenti redatti durante la visita di monsignor mwbc0Francesco Bossi nel 1582. Fu ampliata nel 1609 (con l'occasione fu decorata con marmi verdi delle locali cave) e nuovamente nel 1878; fu eretta in parrocchia nel 1896.
Ceranesi
• mwbduChiesa di Santa Maria Assunta. La prima notizia storica della chiesa è una lapide posta all'esterno della stessa, che commemora dei lavori di rifacimento eseguiti nel 1209: è perciò presumibile che la sua costruzione sia antecedente a tale data. La chiesa attuale è il risultato dei restauri del 1580, quando fra l'altro la porta principale fu spostata dove si trovava l'abside, capovolgendo così la struttura.
• mwbdcChiesa di San Bartolomeo, nella frazione di Livellato. Poche sono le notizie storiche certe: la prima citazione ne attesta l'esistenza nel 1159; la chiesa appare oggi come venne descritta in documenti del 1650 e del 1735.
• mwbdkChiesa di San Martino nella frazione di San Martino di Paravanico. Citata per la prima volta nel 1088, fu ricostruita nel mwbdoXVI secolo, restaurata nel 1743 e ancora recentemente, negli mwbdsanni ottanta del Novecento.
• mwbd0Chiesa di San Lorenzo nella frazione di Torbi. L'attuale edificio fu costruito nei primi anni del mwbd4XVII secolo, ma alcuni documenti ne attestano l'esistenza già nel mwbd81311. Fu restaurata nel mwbeaXIX secolo per riparare i danni causati dalla caduta di un mwbeefulmine.
Mignanego
• mwbekChiesa di Sant'Ambrogio nel capoluogo (località Vetrerie). Citata in un documento del 1210, fu ampliata nel mwbeoXVI secolo (nel mwbesXVII secondo altre fonti) e completamente ricostruita nel 1886. L'adiacente mwbewtorre campanaria fu innalzata nel mwbe0XV secolo sulla struttura di una mwbe4torre difensiva medioevale.
• mwbfaChiesa di San Fruttuoso nella frazione di Fumeri. Citata per la prima volta nel 1222, fu completamente ricostruita intorno alla metà del mwbfeXVIII secolo e subì diversi restauri nel corso del mwbfiXIX secolo.
• Chiesa dell'mwbfqAscensione di Nostro Signore Gesù Cristo nella frazione Giovi. Fu costruita nel 1637 ed eretta in parrocchia l'anno seguente. Completamente ricostruita nel 1736 subì danni e saccheggi durante la guerra del 1747; fu ingrandita e ristrutturata nel mwbfuXIX secolo.
• Chiesa di mwbfcSant'Andrea nella frazione di Montanesi. È citata per la prima volta in documenti del 1270. Il territorio della parrocchia comprende il santuario della Vittoria. Divenne parrocchia autonoma nel mwbfg1593.
• mwbfoChiesa di Santa Maria Assunta nella frazione di Paveto. Citata su documenti del 1203 e del 1232, divenne parrocchia nel mwbfsXVI secolo; gravemente danneggiata durante la guerra del 1747, subì in seguito anche un mwbfwincendio e fu chiusa al culto, mentre la sede parrocchiale fu trasferita dal 1776 nel vicino mwbf0oratorio. La chiesa fu ricostruita solo nel 1873.
Sant'Olcese
• mwbguChiesa di Sant'Olcese nella frazione omonima, che dà il nome al comune. Costruita secondo la tradizione nel mwbgyV secolo dal mwbgcsanto omonimo, del quale conserva i resti mortali, è citata per la prima volta nel registro delle decime del 1143. Distrutta nel 1367 nel corso delle lotte di fazione che insanguinavano Genova nel mwbggXIV secolo, fu ricostruita nel 1387 e nuovamente nel 1635. Subì gravissimi danni e saccheggi nella guerra del 1747. Altri restauri furono eseguiti negli mwbgkanni trenta del Novecento, quando fu costruito tra l'altro il nuovo mwbgocampanile.
• mwbgwChiesa di Santa Margherita nella frazione di Casanova. Si ritiene che la chiesa risalga al 1100, ma la prima citazione storica certa è del 1212. Nel mwbg0XIII secolo fu eretta in parrocchia. Lavori di ampliamento e restauro avvennero nel 1336, tra la fine del mwbg4Seicento e l'inizio del mwbg8Settecento e sul finire dell'mwbhaOttocento. Resa inagibile per i danni causati dall'alluvione dell'ottobre 1970, furono eseguiti lavori di consolidamento e restauro tra il 1975 e il 1980.
• mwbhiChiesa di Santa Maria Assunta nella frazione di Comago. Costruita secondo la tradizione da San Claro nel mwbhmV secolo, ma la prima citazione documentata risale al 1191. Ampliata e restaurata all'inizio del mwbhqXVII secolo divenne parrocchia autonoma nel 1639.
• mwbhyChiesa di San Martino nella frazione di Manesseno. Citata in un atto notarile del 1188 e suffraganea della comunità di Sant'Olcese, divenne parrocchia autonoma nel 1639.
Serra Riccò
• mwbh4Chiesa della Santissima Annunziata nella frazione capoluogo, Pedemonte. Citata la prima volta in un documento del 1251 come mwbh8cappella intitolata a mwbiaSanta Maria Maddalena, alla fine del mwbieXVI secolo fu intitolata alla mwbiiSantissima Annunziata. Fu completamente ricostruita nel 1660 e nuovamente nel 1771 dopo i gravi danni causati dalla guerra del 1747. Il territorio della parrocchia comprende il mwbimsantuario di San Rocco.
• mwbiuChiesa di San Lorenzo martire nella frazione di Orero. Citata nel "Registro Arcivescovile" del 1143 come dipendenza della mwbiypieve di Sant'Olcese fu completamente riedificata nel mwbicXV o nel mwbigXVI secolo ed eretta in parrocchia nella prima metà del mwbikXVII secolo.
• mwbisChiesa dei Santi Cornelio e Cipriano nella frazione di mwbiwSan Cipriano. Risale secondo la tradizione al mwbi0IX secolo, ma è citata per la prima volta "Registro Arcivescovile" del 1143. Nel tempo ha subito numerosi restauri e ampliamenti (i lavori più importanti furono eseguiti nel mwbi4XVII secolo). Il campanile in stile mwbi8romanico-mwbjagotico risale all'mwbjeXI secolo e fu eretto sul basamento di una mwbjitorre d'avvistamento di epoca mwbjmalto medioevale.
• mwbjuChiesa di Santa Maria Assunta nella frazione di Serra, antica sede comunale. Era citata come pieve nel "Registro Arcivescovile " del 1143, ma probabilmente era già esistente da qualche secolo. Nonostante avesse giurisdizione su numerose parrocchie la chiesa era in origine un edificio povero e disadorno e solo nel mwbjySettecento, dopo i danni causati dalla guerra del 1747, fu ristrutturata e abbellita. Fu completamente riedificata tra il 1885 e il 1888.
• mwbjgChiesa della Natività di Maria Santissima nella frazione di Valleregia. Le prime notizie si trovano in un documento 1191, nel quale è citata come parrocchiale. Secondo la tradizione sarebbe stata fondata nel mwbjkV secolo da San Clarocite-ref-42[42], del quale conserva le reliquie. La chiesa fu ricostruita nel mwbj4XVII secolo.
• mwbkaCappella di San Martino nel borgo di Magnerri, nella frazione di Valleregia. È considerata una delle più antiche chiese della mwbkeLiguria; sarebbe stata fondata anch'essa da San Claro all'inizio del mwbkiV secolo. Parrocchia autonoma fino al 1387, divenne dipendenza della parrocchia di Valleregia dopo la distruzione del borgo da parte delle truppe francesi nel 1507.
• mwbkqCappella di San Michele di Castrofino nel borgo di Favareto, presso San Cipriano, del mwbkuVI secolo. La prima memoria di questo edificio religioso, risalirebbe al mwbky506, data desunta dalla lapide sepolcrale ivi rinvenuta. Già autonoma chiesa parrocchiale, dal mwbkcXIV secolo divenne dipendenza della parrocchia di San Cipriano. L'attuale cappella fu costruita nel mwbkg1861 sui resti del primitivo edificio.
Architetture militari
Mura Nuove
La linea della mwbk0Mura Nuove costruite nel mwbk4Seicento dalla mwbk8Repubblica di Genova e ampliate nell'mwblaOttocento dal Genio Militare Sabaudo, fa da coronamento alle colline sul versante sinistro della Val Polcevera. Nelle mura sono incorporate alcune fortificazioni. Partendo dal mwbleForte Belvedere si sale al mwbliForte Crocetta, che sovrasta Certosa, si susseguono poi il mwblmForte Tenaglia, le mura di Monte Moro, le mura di mwblqGranarolo con la porta omonima, le mura di Begato, il mwbluForte Begato e il mwblyForte Sperone.
Forti
Sui crinali a nord delle mura, che separano la Val Polcevera dalla Val Bisagno, esistono altre fortificazioni, costruite tra il mwblkXVIII e il mwbloXIX secolo come ulteriore presidio a difesa della città di Genova: contornano la valle del Torbella il mwblsForte Puin, i pochi resti del mwblwForte Fratello Maggiore e il mwbl0Forte Fratello Minore. Più arretrato e in posizione dominante, il mwbl4Forte Diamante.
I due forti costruiti sulle cime del monte detto "Due Fratelli", erano detti, in riferimento alla loro posizione, "mwbmaFratello Maggiore" e "mwbmeFratello Minore". Furono costruiti dal governo sabaudo nella prima metà dell'mwbmiOttocento, subito dopo l'annessione della mwbmmRepubblica Ligure (denominazione napoleonica della ex mwbmqRepubblica di Genova) al mwbmuRegno di Sardegna. Il primo, a forma di semplice torrione, fu demolito negli mwbmyanni trenta del mwbmcNovecento per crearvi una mwbmgpostazione antiaerea, il secondo è ancora sostanzialmente integro e domina la vallata dal monte Spino (622 m s.l.m.)
Il "Forte Diamante", posto sulla vetta del monte omonimo, nel territorio del comune di mwbmoSant'Olcese, sorge più arretrato rispetto ai Due Fratelli. Tra i forti genovesi è uno dei meglio conservati; fu costruito nel Settecento dalla Repubblica di Genova e completato e ampliato nella prima metà dell'Ottocento dal governo sabaudo.
Questi forti possono essere raggiunti attraverso brevi percorsi escursionistici (circa un'ora di cammino), dalla Val Polcevera, con inizio da mwbmwBegato o Geminiano, da mwbm0Trensasco (frazione di mwbm4Sant'Olcese) oppure da mwbm8Genova, partendo dal mwbnaRighi.
Torri ottocentesche
Nei pressi di Fregoso (quartiere di Rivarolo) si trovano tre torri difensive, mai completate, la cui costruzione fu avviata negli mwbowanni venti dell'Ottocento. Ispirate alle mwbo0torri Martello inglesi, avrebbero dovuto servire come postazioni avanzate all'esterno delle mura. I lavori furono presto interrotti, sia per il costo eccessivo sia perché ritenute non più utili per il mutamento della situazione politica e militare.cite-ref-43[43] Delle tre torri costruite all'esterno delle Mura di Granarolo, tra i forti Tenaglia e Begato, denominate Monte Moro, Granarolo e Monticello, furono realizzati solo il piano seminterrato e il piano terra. La torre di Monte Moro, visibile da via B. Bianco, e quella di Granarolo, in via ai Piani di Fregoso, lungo la mulattiera che dalla porta di Granarolo scende al Garbo, sono le meglio conservate. La torre Monticello, nei pressi dell'abitato di Fregoso, è completamente nascosta da una fitta vegetazione.cite-ref-44[44]
Castello di Bolzaneto
Il castello di Bolzaneto, in origine fortilizio militare, si trova a poca distanza dal casello autostradale di Bolzaneto. Più volte distrutto, ricostruito e rimaneggiato, divenne all'inizio del Novecento un'elegante residenza signorile, ed è attualmente utilizzato come struttura sanitaria. In origine in posizione strategica per il controllo del territorio circostante, alla confluenza del mwbraSecca nel Polcevera fu costruito dalla mwbrefamiglia Adorno all'inizio del mwbriXIV secolo. Distrutto tra il 1336 e il 1337, negli scontri tra fazioni mwbrmguelfe e ghibelline, fu ricostruito dalla mwbrqRepubblica di Genova nel 1380. Nel 1435, durante la guerra tra la mwbruRepubblica di Genova e il mwbryDucato di Milano, appoggiato dalla fazione ghibellina, cadde nelle mani delle truppe di mwbrcFilippo Maria Visconti, che si arresero alla fine di quello stesso anno, quando una sollevazione popolare cacciò i mwbrgVisconti da Genova. Dopo quella vicenda il fortilizio non si è più trovato al centro di fatti d'armi di rilievo; durante le vicende belliche del 1746-1747 e ancora nel 1800 fu occupato dalle truppe austriache, ma non si ha notizia del suo coinvolgimento in scontri armati.cite-ref-45[45]
Rimasto per molto tempo abbandonato, all'inizio del mwbr4Novecento fu trasformato in mwbr8villa di campagna e poi in mwbsaospedale, attivo fino agli mwbseanni ottanta del Novecento. Dal 2002 ospita una mwbsiRSA e un "mwbsmhospice" per malati terminali gestito dallmwbsq'mwbsuAssociazione mwbsyGigi Ghirotti Onlus Genova.cite-ref-46[46]
Itinerari escursionistici
La natura collinare del territorio, ai margini della zona urbanizzata e quindi verso le cime dei monti e sulle colline che ne delimitano i confini a ovest, nord ed est, si presta al turismo escursionistico. I sentieri maggiormente frequentati sono quelli che percorrono lo mwbs0spartiacque ligure-padano, in particolare il tratto tra la Colla di Praglia e il Passo della Bocchetta, quelli che portano al mwbs4santuario della Guardia, quelli che raggiungono i mwbs8forti e alcuni percorsi naturalistici come il percorso botanico di Ciaè, nel comune di Sant'Olcese. I percorsi sono mantenuti dalla mwbtaFIE e segnalati mediante mwbtesegnavia.cite-ref-47[47]
Alta via dei Monti Liguri
L'Alta Via dei Monti Liguri è un itinerario escursionistico che percorre i monti della Liguria da mwbtgVentimiglia a mwbtkCeparana seguendo lo spartiacque ligure-padano, suddiviso in 88 tappe; l'alta Val Polcevera è interessata da quattro tappe di questo percorso, segnalato con un rettangolo con due bande rosse verticali ai lati e una bianca centrale, con la dicitura “AV“:
mwbtwmwbt0n. 23, Colla di Praglia - mwbt4Passo della Bocchetta (13 km) mwbt8n. 24, Passo della Bocchetta - mwbuaPasso dei Giovi (6 km) mwbuen. 25, Passo dei Giovi - mwbuiCrocetta d'Orero (7,4 km) mwbumn. 26, Crocetta d'Orero - mwbuqColle di Creto (7,8 km)cite-ref-48[48]
Nel primo tratto (tappa n. 23), dove si trovano le vette più alte, il mwbuoMonte Taccone (1113 m) e il mwbusMonte Leco (1071 m), si attraversa la zona Sestri-Voltaggio, con le formazioni rocciose che affiorano in mezzo alle praterie. Lungo questo tratto vari sentieri di raccordo portano verso altre mete assai frequentate, pur se non comprese nel bacino idrografico del Polcevera: i mwbuwLaghi del Gorzente, il mwbu0monte delle Figne (1172 m), il mwbu4monte Penello (995 m) e la mwbu8Punta Martin (1001 m).
Tra gli itinerari di raccordo, anche quello che da Pontedecimo porta al Passo della Bocchetta, sul presunto percorso dell'antica mwbveVia Postumia, passando per Cesino, Madonna delle Vigne e Pietralavezzara (frazione di Campomorone), dove il sentiero, appena fuori dal paese, passa accanto a una cava abbandonata di marmo verde, salendo poi per boschi fino al Pian di Reste (800 m s.l.m.), a poca distanza dal Passo della Bocchetta, dove incrocia l'Alta Via (segnavia una “T“ di colore rosso).
Oltre il passo della Bocchetta, procedendo verso levante, dove prevalgono le rocce calcaree, l'altitudine diminuisce, il profilo dei monti si addolcisce e i boschi si fanno più fitti. I valichi sono più bassi e quindi più agevoli. A metà tra il mwbvmpasso dei Giovi (472 m) e la mwbvqCrocetta d'Orero (468 m) si tocca il mwbvusantuario della Vittoria.
In questo tratto un itinerario di raccordo percorre il crinale tra Polcevera e Bisagno, tra il valico di Trensasco e il monte Alpe, con ampio panorama su Sant'Olcese e la valle del mwbvcSardorella, sul versante polceverasco e su mwbvgMolassana e la valle del Geirato, sul versante del mwbvkBisagno (segnavia una doppia “X“ di colore rosso).
Itinerari per i forti
La zona dei forti è raggiungibile attraverso numerosi sentieri che vi salgono dalla Val Polcevera e dalla Val Bisagno, oppure, provenendo dal centro di Genova, dal mwbvwRighi, raggiungibile con la mwbv0funicolare.
Dalla Val Polcevera un itinerario con inizio da mwbv8Sampierdarena risale le mura a ponente e raggiunge il mwbwaForte Diamante in circa 3 ore di cammino, passando per mwbweBelvedere, mwbwiForte Crocetta, Garbo, Fregoso, mwbwmForte Begato, mwbwqForte Sperone, mwbwuForte Puin e Due Fratelli (segnavia cerchio rosso vuoto).
Itinerari per il santuario della Guardia
I percorsi più frequentati che portano al santuario della Guardia salendo dalla Val Polcevera sono:
• Da Geo (Ceranesi), in circa due ore, lungo un sentiero che interseca in più punti la carrozzabile (segnavia due triangoli rossi).
• Da Gaiazza (Ceranesi), in circa 2,30 ore, lungo il percorso dell'antica mwbw4guidovia, percorribile anche in mwbw8mountain bike, oppure seguendo il sentiero che lo interseca (Sentiero Mario Chiapporino, segnavia due cerchi rossi pieni).
• Da Bolzaneto (Murta), in circa 2,30 ore, salendo al valico di Fossa Luea (Scarpino), e da qui all'Osteria del Bossaro, situata poco sotto al santuario (segnavia triangolo rosso fino all'ex osteria dello Zuccherocite-ref-49[49], poi due quadrati rossi).
• Da Livellato (Ceranesi), in circa un'ora, segnavia un cerchio rosso vuoto.
Percorsi naturalistici
• Sentiero botanico di Ciaè. È un percorso naturalistico creato negli mwbxkanni ottanta dai volontari della Guardia Antincendi di Sant'Olcese. Partendo dalla località Roncocite-ref-50[50], presso Sant'Olcese, il sentiero scende nella valle del rio Pernecco (affluente del Secca) e raggiunge il borgo di Ciaè, ormai abbandonato da anni, dove in un'antica costruzione presso un ponte tardo medievale, anch'esso restaurato, è stato realizzato un rifugio attrezzato con 14 posti letto. Numerosi cartelli esposti lungo il percorso descrivono le specie arboree, tipiche dei boschi liguri, presenti nell'area.cite-ref-peirano-9-4[9] Per la presenza di specie animali e vegetali minacciate e per la qualità degli ambienti tutta l'area del monte Pizzo, dei Fontanini, di Ciaè e del torrente Pernecco, che si estende tra i comuni di Serra Riccò e Sant'Olcese, è stata dichiarata mwbyiSito di interesse comunitario dell'mwbymUnione europea.cite-ref-natura2000-36-2[36]
• Sentiero natura di Pian Lupino. È un tratto dell'antica mulattiera per le mwbykCapanne di Marcarolo, tra il borgo della Caffarella e la località “Prou Renè“, ripristinato tra il 1996 e il 1998; il percorso ha inizio a 472 m s.l.m. lungo la strada provinciale per i mwbyoPiani di Praglia, a un chilometro dalla Caffarella, e si snoda lungo le pendici del monte Pesucco, dapprima entro un bosco misto di latifoglie, poi tra ampie praterie raggiunge la località “Prou Renè“, a 825 m s.l.m., anch'essa lungo la provinciale per i Piani di Praglia, situata sullo spartiacque ligure-padano, lungo il percorso dell'Alta Via e uno dei punti di partenza per raggiungere i mwbysLaghi del Gorzente. Lungo il percorso, un punto di sosta panoramico sulla Val Polcevera è il cosiddetto “Belvedere del Bricchin de Nesugge”, a 756 m s.l.m.cite-ref-peirano-9-5[9]
• mwbzeSentiero naturalistico dei Laghi del Gorzente. Realizzato da volontari della sezione del mwbziCAI di mwbzmBolzaneto, ha inizio nella località Prou Renè, e si sviluppa lungo un percorso ad anello nell'alta valle del torrente Gorzente, toccando due dei tre laghi. Per un tratto, tra Prou Renè e il Passo di Prato Leone, percorre il crinale tra Polcevera e Gorzente, sovrapponendosi al percorso dell'Alta Via.
Palestre di arrampicata
I monti della Val Polcevera sono generalmente costiere erbose, facilmente raggiungibili con comodi sentieri, ma vi si trovano alcune isolate formazioni rocciose frequentate come palestre di arrampicata.cite-ref-51[51]
• Pietra Grande. È un grande monolite di mwb0adiabase, alto circa 25 m, che si erge sul fondo della valle del Rio Molinassi, al confine tra i Comuni di Genova e Ceranesi, ai piedi del monte Figogna. Può essere raggiunto con un sentiero dalla località San Bernardo di Livellato, posta lungo la provinciale che porta al santuario della Guardia. Sulle varie vie di arrampicata, che presentano gradi di difficoltà dal quarto al settimo, si sono cimentati i più noti alpinisti genovesi.cite-ref-52[52]
• Roccione di Cravasco. È un grande masso alto circa 25 m, di roccia mwb0yserpentinosa molto solida, con numerosi percorsi di arrampicata di varia difficoltà, situato presso l'abitato di Cravasco (Campomorone); l'area circostante comprende anche altri massi rocciosi di minore dimensione utilizzati anch'essi come palestra per rocciatori.
• Rocca Maia. La Rocca Maia (o Rocca Maccà) è un roccione che si erge a 668 m s.l.m. alle spalle del monte di Torbi, tra la Val Polcevera e la mwb0gVal Varenna. Già utilizzata in passato come palestra di arrampicata, è stata ripristinata nel 2006 da volontari del CAI di Bolzaneto dopo che era ormai abbandonata da molti anni.cite-ref-53[53]
Ricettività
Poche sono le strutture alberghiere della Val Polcevera. Gli hotel che attualmente si trovano nel territorio sono sette:
• Gelsomino a Pedemonte di Serra Riccò
• Il Cigno Nero a Sant'Olcese
• Albergo Pino ai Piani di Praglia (Ceranesi)
• Nazionale a Pontedecimo
• Idea Hotel S. Biagio nei pressi dei centri commerciali di Romairone
• Regina della Vittoria presso il santuario omonimo (Mignanego)
• Svizzero (Mignanego)
Assai più numerosi sono gli esercizi dedicati alla ristorazione (mwb1gristoranti e mwb1ktrattorie, ai quali si sono aggiunte recentemente numerose mwb1oaziende agrituristiche), che hanno una lunga tradizione, legata alla posizione sulle vie di transito tra Genova e l'entroterra padano unita all'antica vocazione agricola del territorio.
Esiste una struttura di accoglienza per turismo di tipo religioso denominata "Casa del Pellegrino" che si trova adiacente al Santuario Nostra Signora della Guardia.
Enogastronomia
Piatti tipici
La gastronomia locale rispecchia la cucina genovese d'entroterra quindi si trovano piatti a base di ortaggi; a mero titolo d'esempio, tra questi, si ricordano le numerose preparazioni dello zucchino genovese (“a funxettu”, cioè tagliato a rondelle e soffritto in padella con olio, aglio e origano oppure grigliato o ancora fritto con una pastella di acqua e farina, da solo o insieme con altre verdure o carni, oppure ripieno di carne, maggiorana, aglio, parmigiano, uova oltre che della sua stessa polpa e poi dorato al forno).
Ma esclusivi di questa zona sono il mwb2asalame di Sant'Olcese e i corzetti alla polceverasca.
Il primo, ormai prodotto da soli due salumifici di Sant'Olcese, è un insaccato di carne suina e bovina cruda con impasto a grana media, con contributo dato dall'impiego di piccoli pezzetti di aglio, sottoposto a una leggera affumicatura con legno di mwb2irovere o mwb2mcastagno. Tradizionalmente in primavera questo salame viene mangiato accompagnato da mwb2qfave novelle e mwb2uformaggio sardo fresco. Accanto al salame, viene prodotta anche la mostardella, un salume rustico per il quale erano utilizzate le parti di carne scartate nella produzione del salame con l'aggiunta di lardo. L'usanza era ed è gustarlo dopo averla scottata sulla graticola.
I corzetti polceveraschi sono una mwb2gpasta a forma di "otto" ottenuti da un impasto di mwb2kfarina di mwb2ograno tenero, uova, sale e acqua che viene condita con mwb2spesto, sugo di carne (mwb2wtuccu), sugo di funghi, sugo di noci o semplicemente con mwb20burro fuso. Si distinguono da quelli del levante ligure, che hanno invece la forma di un disco di pasta con impresso uno stemma.
Vini
Nella valle si produce, anche se in quantità limitata, il mwb3avino Val Polcevera, al quale è stata assegnata dal 1999 la mwb3eDenominazione di origine controllata (DOC), prodotto prevalentemente con uve del vitigno “Bianchetta Genovese”, un tempo ampiamente coltivato in tutta la bassa Val Polcevera e anche sulle colline del ponente genovese. La zona di produzione comprende tutto il bacino del Polcevera e dei suoi affluenti e il ponente genovese fino al comune di mwb3iMele.cite-ref-54[54] Il vino è prodotto nelle varianti “Bianco“, “Rosso“ e “Rosato".
Una rinomata variante è rappresentata dal mwb3gVal Polcevera Coronata DOC, prodotto in una zona più ristretta che comprende le colline di mwb3kCoronata, mwb3oSestri Ponente, Fegino, Morego e mwb3sBelvedere, anche se a causa dell'urbanizzazione della zona, la sua produzione è oggi estremamente limitata. Oltre che dalla “Bianchetta Genovese” è composto di uve provenienti da altri vitigni a bacca bianca quali Vermentino, Pigato e Bosco. È un vino secco di colore giallo paglierino carico, con gradazione alcolica intorno agli 11 gradi, ideale per l'abbinamento con piatti liguri tipici a base di pesce o verdure.
Località della Valpolcevera
Di seguito sono elencate le località che si incontrano risalendo lungo le due sponde del torrente dalla foce alle sorgenti.
Sponda destra
Quartiere di Cornigliano
Quartiere di Rivarolo
Quartiere di Bolzaneto
Quartiere di Pontedecimo
• San Biagio, in ligure San Giaxo (San Giajo, con la “j” francese)
• Pontedecimo, in ligure Pontedeximo (Puntedejimu, con la “j” francese)
Sponda sinistra
Quartiere di Sampierdarena
Quartiere di Rivarolo
Quartiere di Bolzaneto
Quartiere di Pontedecimo
• Budulli, in ligure Bodolli (Budulli)
• San Quirico, in ligure San Chigo (San Chigu)
• Vallecalda, in ligure Vallecada
• Pontedecimo
Valle del Torrente Verde
Comune di Ceranesi
• Santa Marta, sede del comune di Ceranesi
Comune di Campomorone
• mwb5aCampomorone, in mwb5eligure mwb5iCampumarún (in alto polceverasco, mwb5mCampumón)
• Campora di Campomorone, in mwb5uligure mwb5yCampoa (mwb5cCampua)
• Isoverde, in mwb5kligure mwb5oIsu - Già famoso per le cave di mwb5sgesso e la produzione di mwb5wtalco, verso la fine dell'mwb50Ottocento divenne importante centro industriale. Alcune fabbriche tessili hanno dato lavoro e benessere agli abitanti della valle, per quasi un secolo. Nelle vicinanze, Gallaneto che ospita gli impianti di filtraggio e smistamento dell'acqua proveniente dai mwb54laghi del Gorzente (chiamati un tempo "Laghi de Lavezze" ) e diretta a Genova.
Valle del Torrente Riccò
Quartiere di Pontedecimo
Comune di Serra Riccò
Comune di Mignanego
• Vetrerie
• Ponte dell'Acqua, in mwb68ligure mwb7aPonte dell'Ægoa (mwb7ePunte dell'Ègua), sede del comune di Mignanego
• Barriera, così chiamata perché ai tempi della costruzione della strada dei Giovi qui si pagava un pedaggio
• Pile
• Ponterosso, in mwb7uligure mwb7yPonterosso (“Punterussu”)
Note
cite-note-persoglio-11. ↑ mwb70Luigi Persoglio, "Memorie della parrocchia di Murta in Polcevera", Genova, 1873
cite-note-giustiniani-22. ↑ mwb8eAgostino Giustiniani,"Annali della Repubblica di Genova", 1537
cite-note-toponomastica-33. ↑ G.B. Pellegrini, "Toponomastica italiana", Ulrico Hoepli, Milano, 1990
cite-note-44. ↑ mwb8oIl Secolo XIX, "La mia gente", Genova, 1983
cite-note-55. ↑ mwb84Alessandro Baratta, mwb88La Famosissima e Nobilissima Città di Genova, con le sue fortificasionimwb9e, 1637
cite-note-66. ↑ Piano di Bacino Stralcio del Torrente Polcevera, fascicolo 2, pag. 13
cite-note-alta-via-77. ↑ mwb94mwb98mwb-aCopia archiviata (mwb-emwb-iPDF), su mwb-maltaviadeimontiliguri.it. mwb-qURL consultato il 18 luglio 2015 mwb-u(archiviato dall'mwb-yurl originale l'11 dicembre 2015). Guida "Alta Via dei monti liguri", fascicolo 4, Monti di Genova, Ed. Galata s.r.l., Genova
cite-note-88. ↑ Dodici colonne di questo marmo ornavano il salone centrale dello scomparso mwb-opalazzo reale di Berlino; a Genova ornamenti in marmo verde si trovano, tra gli altri, a mwb-sPalazzo Rosso e nella mwb-wCattedrale di San Lorenzo oltre che in numerose chiese della stessa Val Polcevera.
cite-note-peirano-99. ↑ Marina Peirano, "Guida ai colori della Valpolcevera", De Ferrari editore, Genova, ISBN 978-88-7172-887-2
cite-note-1010. ↑ mwcaamwcaehttp://www.comune.campomorone.ge.it/fpdb/pdf/vita%20e%20lavoro.pdf
cite-note-1111. ↑ Le cave di gesso di Isoverde, anch'esse citate dal Casalis, che si trovavano nelle immediate vicinanze del centro del paese, alle spalle della chiesa parrocchiale, davano un prodotto di alta qualità. Abbandonate da molti anni, di esse non restano tracce visibili, poiché l'area su cui sorgevano è oggi occupata da un parco giochi e da un campo sportivo (Piano di Bacino Stralcio del Torrente Polcevera, fascicolo 2, pag. 54).
cite-note-1212. ↑ mwca8Guido, mwcbavicecomite, che signoreggiava in la Valle Polcevera, e abitava in la villa nominata Carmen, o sia Carmandino. Ed in questo Guido riferiscono i nobili mwcbeSpinoli l'origine loro. (mwcbiAgostino Giustiniani, mwcbmAnnali della Repubblica di Genova, 1537)
cite-note-1313. ↑ L'ospedale di San Biagio si trovava dove oggi sorge la moderna chiesa del SS. Nome di Gesù del Borghetto.
cite-note-1414. ↑ mwcboA Morigallo esisteva nel 1222 un Monastero con spedale attiguo pei pellegrini: di quell'edifizio or non resta che la Chiesuola di S. Margherita, posseduta dai mwcbsCanonici di mwcbwS. Maria delle Vigne. In altri tempi ivi aiutarono promiscuamente alcuni religiosi di ambo i sessi; e sembra che fossero dell'ordine degli mwcb0Umiliati, poiché nei primi anni del mwcb4secolo XIII, certa Agnesina, secondo l'uso di quelle suore, erane la Ministra, e nominava il mwcb8rettore della Chiesa. (mwccaAttilio Zuccagni-Orlandini, "Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue Isole", vol. 3, 1839)
cite-note-1515. ↑ Anche la chiesa annessa al convento, ancora esistente nel 1839, sarebbe scomparsa nei decenni successivi a causa dell'espansione delle industrie.
cite-note-tci-1616. ↑ Touring Club Italiano, Guida d'Italia - Liguria, 2009
cite-note-1717. ↑ “... arrivò all'esercito la persona del re, il quale alloggiò nella badia del Boschetto a rincontro del borgo di Rivarolo, accompagnato dalla maggior parte della nobiltà di Francia, da moltissimi gentiluomini dello stato di Milano, e dal marchese di Mantova.“ (mwcdqFrancesco Guicciardini, mwcduStoria d'Italia, libro VII, cap. VI)
cite-note-1818. ↑ mwcdkFynes Moryson, mwcdomwcdsAn itinerary (mwcdwmwcd0PDF), Londra, J. Beale, 1607. mwcd8«The first day after dinner, I walked all alone, seven miles to Ponte Decimo, by the banke of a river betweene stony mountaines, but frequently inhabited»
cite-note-1919. ↑ L'episodio ebbe una notevole risonanza ed è citato da vari autori (tra i quali il mwcemCasalis, nel suo mwceqDizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna), anche stranieri (vedere mwceuA Classical Tour Through Italy di mwceyJ. Chetwode Eustace, Londra, 1821).
cite-note-2020. ↑ Di questo passato è rimasto il ricordo in alcuni toponimi: Bratte (termine genovese che significa mwceofanghiglia, tra Morigallo e Bolzaneto, alla confluenza del mwcesSecca nel Polcevera, dove ora c'è il mercato ortofrutticolo), Acqua Marcia (alla confluenza nel Polcevera del T. Goresina, a Bolzaneto) e Fiumara (la vasta area salmastra alla foce del Polcevera che, bonificata dopo la costruzione dell'mwcewargine, ospitò gli stabilimenti mwce0Ansaldo ed è ora occupata da un mwce4centro commerciale, residenziale e di servizi, inaugurato nel 2002).
cite-note-2121. ↑ mwcfimwcfmmwcfqDiga di Begato, Toti: "Entro marzo aggiudicata la gara per i lavori di demolizione", su mwcfuprimocanale.it, 14 febbraio 2020.
cite-note-2222. ↑ mwcfkmwcfomwcfsDemolizione della "diga" di Begato, presentato il progetto. Via i lavori a giugno, su mwcfwilsecoloxix.it, 22 maggio 2020.
cite-note-2323. ↑ mwcgamwcgemwcgiLa Diga di Begato è una storia chiusa, ora serve una nuova idea delle periferie, su mwcgmgenova.repubblica.it, 25 maggio 2020.
cite-note-2424. ↑ mwcgcmwcggmwcgkGenova, addio alle Dighe di Begato: ultima "picconata" poi il quartiere avrà nuova vita, su mwcgoprimocanale.it, 22 ottobre 2021.
cite-note-2525. ↑ mwcg4mwcg8mwchaStoria del Pastificio Moisello., su mwchemoisellosrl.com mwchi(archiviato dall'mwchmurl originale il 16 febbraio 2011).
cite-note-2626. ↑ Ricchetti
cite-note-2727. ↑ Ancora oggi è visibile un ponte canale in pietra, che scavalca il torrente Molinassi, al confine tra il comune di Genova e quello di Ceranesi.
cite-note-2828. ↑ Se tutte le ricostruzioni concordano sul tratto da Pontedecimo alla Bocchetta, riguardo al tratto a valle alcuni ritengono che percorresse le colline in mwch0sponda destra per raggiungere la costa presso l'attuale Sestri Ponente, dove si trovava un porto naturale, oggi interrato (C. Praga, “A proposito di antica viabilità genovese“, Fratelli Frilli, Genova, 2008.
cite-note-2929. ↑ Con buona approssimazione, il suo percorso corrispondeva a quello dell'attuale mwcieferrovia Genova-Casella.
cite-note-3030. ↑ mwciumwciymwcicViadotto Polcevera - Progetto esecutivo di 1º livello (mwcigmwcikPDF), su mwciocommissario.ricostruzione.genova.it. mwcisURL consultato il 26 maggio 2020 mwciw(mwci0archiviato il 15 luglio 2019). mwci8«Tracciato stradale trasmesso al Consiglio Superiore dei lavori pubblici»
cite-note-3131. ↑ mwcjumwcjyPresentazione Gronda di Genova - Soluzione proposta da Autostrade per l'Italia
cite-note-3232. ↑ mwckemwckimwckmSito dei Comitati anti gronda., su mwckqdibattitopubblico.com.
cite-note-3333. ↑ I boschi di castagno non sono naturali, ma sono stati impiantati in tempi passati. Con l'abbandono della coltivazione tende a ricostituirsi il bosco misto con la spontanea ricomparsa delle altre specie citate.
cite-note-3434. ↑ mwcksmwckwmwck0Copia archiviata (mwck4mwck8PDF), su mwclacartogis.provincia.genova.it. mwcleURL consultato il 23 aprile 2011 mwcli(archiviato dall'mwclmurl originale il 16 ottobre 2014). Piano di Bacino Stralcio del Torrente Polcevera, fascicolo 2, pag. 171
cite-note-alta-via-1-3535. ↑ Cartello descrittivo dell'Alta Via, a cura della mwcl0Provincia di Genova
cite-note-natura2000-3636. ↑ mwcmuhttp://www.natura2000liguria.it/sic53/index.htm Il SIC Rio Ciaè sul sito mwcmyhttp://www.natura2000liguria.it
cite-note-oasi-polcevera-3737. ↑ mwcmwmwcm0mwcm4PNStudio (mwcm8mwcnaPDF), su mwcnepnstudio.eu. mwcniURL consultato il 9 aprile 2026 mwcnm(archiviato dall'mwcnqurl originale il 10 ottobre 2018).
cite-note-3838. ↑ mwcngmwcnkmwcnoLa chiesa del Garbo sul sito dell'Arcidiocesi di Genova., su mwcnsdiocesi.genova.it mwcnw(archiviato dall'mwcn0url originale il 12 giugno 2011).
cite-note-3939. ↑ mwcoemwcoimwcomIl complesso di San Bartolomeo della Certosa su www.stoarte.unige.it., su mwcoqstoarte.unige.it. mwcouURL consultato l'8 giugno 2011 mwcoy(archiviato dall'mwcocurl originale il 15 settembre 2016).
cite-note-4040. ↑ mwcosmwcowmwco0La chiesa di San Bartolomeo della Certosa sul sito dell'Arcidiocesi di Genova., su mwco4diocesi.genova.it mwco8(archiviato dall'mwcpaurl originale il 12 giugno 2011).
cite-note-4141. ↑ Maurizio Lamponi, “Bolzaneto, ieri, oggi e…“
cite-note-4242. ↑ Secondo l'mwcpcagiografia San Claro, del quale non si hanno notizie storiche certe, sarebbe stato un mwcpgvescovo delle mwcpkGallie, fuggito insieme al vescovo Olcese nei primi anni del mwcpoV secolo, durante le invasioni dei mwcpsVandali, trovando rifugio in Val Polcevera; Olcese si sarebbe stabilito nella mwcpwlocalità che ora porta il suo nome e Claro a Valleregia, e vi avrebbero fondato le rispettive chiese.
cite-note-4343. ↑ Delle molte previste furono completate solo la mwcqaTorre San Bernardino e la mwcqeTorre Quezzi, nella mwcqiVal Bisagno.
cite-note-4444. ↑ Stefano Finauri, "Forti di Genova"
cite-note-4545. ↑ mwcqkAttilio Zuccagni-Orlandini, "Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue Isole", 1836
cite-note-4646. ↑ mwcq0mwcq4mwcq8Storia dell'Associazione Gigi Ghirotti Onlus Genova, su mwcragigighirotti.it.
cite-note-4747. ↑ Guida agli itinerari escursionistici della Provincia di Genova, FIE / Studio Cartografico Italiano, Genova
cite-note-4848. ↑ Interessa la Val Polcevera il tratto Crocetta d'Orero - Monte Alpe
cite-note-4949. ↑ Il percorso prosegue lungo il crinale tra Polcevera e Varenna per i mwcroPiani di Praglia attraverso il valico di Lencisa, il monte di Torbi, passando accanto alla palestra di arrampicata di Rocca Maia e il monte Proratado.
cite-note-5050. ↑ Raggiungibile con la mwcr4ferrovia Genova-Casella, scendendo alla stazione di Sant'Olcese Tullo.
cite-note-5151. ↑ mwcsimwcsmmwcsqM. Salvo e D. Canossini, Appennino ligure e tosco-emiliano, CAI/TCI, Milano, 2003., su mwcsubooks.google.it.
cite-note-5252. ↑ mwcskmwcsomwcssLa Pietra Grande sul sito del CAI di Bolzaneto., su mwcswcaibolzaneto.net.
cite-note-5353. ↑ mwctamwctemwctiLa palestra di roccia di Rocca Maia sul sito del CAI di Bolzaneto., su mwctmcaibolzaneto.net mwctq(archiviato dall'mwctuurl originale il 31 agosto 2012).
cite-note-5454. ↑ Decreto del Ministero per le Politiche Agricole del 16/3/1999 e relativo disciplinare di produzione.
Bibliografia
• mwctwGuida d'Italia - Liguria, 2009, Milano, Touring Club Italiano.
• mwct4Corinna Praga, Genova fuori le mura, 2006, Genova, Fratelli Frilli Editori.
• mwcuaCorinna Praga, A proposito di antica viabilità genovese, 2008, Fratelli Frilli Editori.
• mwcuiMarina Peirano, Guida ai colori della Valpolcevera, Genova, De Ferrari editore.
• mwcuqG. Casalis, Dizionario geografico, storico, statistico e commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, 1849.
• mwcuyM. Lamponi, Valpolcevera, come eravamo, 1983.
• mwcugMaurizio Lamponi, Bolzaneto, ieri, oggi e…, 2008, Riccardo Rossi Editore.
• mwcuoAutori vari, La mia gente, Il Secolo XIX, 1983.
• mwcuwAutori vari, La mia terra, Il Secolo XIX, 1983.
• mwcu4Stefano Finauri, Forti di Genova, Genova, 2007.
• mwcvaLuigi Persoglio, Memorie della Parrocchia di Murta in Polcevera, 1873.
• Bruno Giontoni and Franca Balletti. mwcviAlle origini di una città industriale: Genova e i Comuni del Ponente dalla metà dell'Ottocento agli anni Trenta. Genova: Erga Edizioni, 2021.
Altri progetti
Altri progetti
• Wikiquote
• Wikimedia Commons
• Wikiquote contiene citazioni sulla Val Polcevera
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla Val Polcevera
Collegamenti esterni
• mwcvcAltavallepolcevera.com. URL consultato il 9 dicembre 2006 (archiviato dall'url originale il 30 novembre 2004).
• mwcvkla val Polcevera, su polcevera.net. URL consultato il 9 aprile 2026.